Nelle città francesi, dai condomini di periferia ai lucernari dei tetti parigini, le finestre brillano di una luce metallica insolita, quasi fantascientifica. Non è un'installazione d'arte contemporanea, ma coperte termiche di sopravvivenza, le stesse distribuite nelle emergenze umanitarie e sulle banchine degli sbarchi, riciclate a nuova vita come scudo anti-canicola.

Il fenomeno è diventato virale sui social francesi, e ha già conquistato le pagine di Le Parisien, che lo ha definito tra le soluzioni “più economiche ed efficaci” contro il caldo estremo. Il principio fisico è elementare: la superficie metallizzata riflette la radiazione solare prima che attraversi il vetro, bloccando quel micidiale effetto serra che trasforma le nostre case in forni. Risultato? Fino a 5-7 gradi in meno all'interno, dicono chi l'ha provato. Effetto collaterale? Vivere in una penombra perenne. Un compromesso che, con le temperature di questi giorni, in molti sono disposti ad accettare.

“Système D”

In Francia esiste un'espressione: système D, dove la "D" sta per débrouille, che può essere tradotto in italiano come l’arte di arrangiarsi, di cavarsela. Parola chiave – potremmo dire – di quest’estate, appena iniziata. Negli ospedali senza climatizzatori compaiono coperture termiche alle finestre per proteggere pazienti e personale. Nelle abitazioni si recuperano i vecchi parasole da automobile, quelli ripiegati nel bagagliaio, per coprire i vetri più esposti. Si fa di necessità virtù. E spesso, si scopre che la virtù funziona meglio di quanto si credesse.