Le indiscrezioni di Financial Times e Handelsblatt descrivono un'accelerazione del piano di riduzione dei costi del gruppo tedesco

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La più grande casa automobilistica europea si prepara ad affrontare una delle riorganizzazioni più profonde della sua storia. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times e dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, Volkswagen starebbe valutando un piano che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 100mila lavoratori, mentre prosegue il programma di riduzione dei costi già avviato. Un'operazione destinata a ridisegnare il gruppo e ad aprire un nuovo capitolo per l'intera industria automobilistica tedesca.Una ristrutturazione che acceleraIl piano industriale già approvato prevede la riduzione di 50mila posti di lavoro entro il 2030 tra i marchi Volkswagen, Audi, Porsche e la divisione software Cariad. Secondo Handelsblatt, sarebbero però già stati definiti gli accordi per l'uscita di circa 37mila dipendenti, di cui oltre 27mila attraverso adesioni volontarie entro la fine del 2026. Il numero complessivo degli esuberi potrebbe tuttavia crescere sensibilmente, arrivando fino a 100mila unità, qualora il gruppo decidesse di estendere ulteriormente il piano di efficientamento.Costi, stabilimenti e competitivitàLa strategia punta a rafforzare la redditività del costruttore in un contesto segnato da margini sotto pressione, concorrenza internazionale e costi produttivi elevati. Tra le ipotesi riportate figura anche l'interruzione della produzione in quattro stabilimenti tedeschi, una prospettiva che alimenta le preoccupazioni sul futuro della manifattura nazionale. Il piano segue inoltre la recente cessione della divisione dedicata ai motori marini Everllence al fondo statunitense Bain, operazione destinata a generare circa 7,4 miliardi di euro.Il confronto con le grandi ristrutturazioniSe le indiscrezioni dovessero trovare conferma, Volkswagen realizzerebbe uno dei più importanti programmi di riduzione dell'occupazione mai registrati nell'industria automobilistica occidentale. Il possibile taglio di 100mila posti supererebbe infatti i circa 74mila esuberi attuati da General Motors negli anni Novanta e i 60mila annunciati da IBM nel 1993. Resta però aperta la partita con i sindacati, che in passato hanno già contribuito a ridimensionare diversi piani di ristrutturazione del gruppo tedesco.