Un sabato sera sotto le stelle, il 27 giugno, con le canzoni del grande Faber: è la proposta di Borgate dal Vivo, che colloca il concerto di Cristiano De André alle 21,30 nel suggestivo scenario dell’Anfiteatro Romano di Susa. Esplicito il titolo dello spettacolo: «De Andrè canta De Andrè». Cristiano, queste continue tournée dedicate al repertorio del papà non rischiano di mettere in ombra la sua creatività personale?«In effetti ora sento il bisogno di cantare anche cose mie, per quanto, proprio perché il tour procede da ormai tre anni, apportiamo dei cambiamenti in scaletta. Sto scrivendo nuove cose destinate al mio prossimo album, alcune sono pronte, altre si stanno sviluppando anche attraverso collaborazioni esterne. Vado avanti, vorrei essere pronto per l’anno prossimo». Lei suona, e bene, molti strumenti: qual è quello che ama di più?«Direi il violino, anche se, proprio per tutti questi continui concerti, non ho modo di allenarmi da tempo. Suono le parti delle canzoni ormai a memoria, per usarlo nelle nuove cose cui sto lavorando dovrò tornare a studiare». Bresh, con cui ha collaborato, Olly, Tedua: vede in questo ragazzi gli eredi della grande tradizione della canzone d’autore genovese?«Sì, e aggiungo Alfa e Sayf: tutti insieme sono la prova che la grande madre Genova continua a sfornare talenti. Anche se, paradossalmente, mia figlia Alice, che ha 27 anni, ascolta la musica degli Anni Settanta con cui sono cresciuto io. Che resta immortale, adesso non è un periodo così felice». Causa anche della dittatura dell’algoritmo?«Senza dubbio è un sistema che rende la vita difficile a chi propone alla casa discografica qualcosa di differente dal tipo di musica imperante». Che rapporto ha oggi con Genova e con la Sardegna?«Amo Genova da sempre, ci ho vissuto per più di vent’anni, è la mia città e ci torno sempre volentieri. Da qualche anno però vivo felicemente in Sardegna, per cui sono molto legato anche a questa terra. Per quanto preferisca il caldo al freddo, in un’estate così calda abitare affacciato sul mare è un vantaggio, c’è sempre un po’ di ventilazione». Susa invece è in una valle alpina: che rapporto ha con la montagna?«Ottimo fin da bambino, quando mi ci portavano i miei nonni. Scio bene, da ragazzo vinsi anche delle coppe di slalom e mi piace sempre tornare in montagna, soprattutto in Trentino, per infilare gli sci».