Milano, 26 giugno 2026 – Uccise dopo essere stato sorpreso nella casa dove si era introdotto per rubare. Successivamente, dopo l’arresto, cercò di confondere le acque, rivelando doti dissimulatorie che, paradossalmente, gli sono state riscontrate nel momento in cui è stato sottoposto a una perizia psichiatrica.

Dawda Bandeh, 28 anni, gambiano, è stato condannato a 16 anni di reclusione, nel processo celebrato con rito abbreviato davanti al gup di Milano. È imputato con l’accusa di aver ucciso, strangolandolo, Angelito Acob Manansala, il collaboratore domestico dei proprietari di una villa Liberty in via Randaccio, non lontano dall’Arco della Pace.

Il 20 aprile 2025, la sera di Pasqua, il 61enne di origini filippine l’aveva sorpreso mentre rovistava nell’abitazione, a caccia di oggetti e accessori da rubare.

L’inchiesta

Il pm Andrea Zanoncelli, nelle indagini della Polizia, aveva contestato a Bandeh l'omicidio volontario con l'aggravante della minorata difesa e la rapina, imputazioni riconosciute entrambe nella sentenza di oggi. In fase di requisitoria aveva chiesto che il giovane venisse condannato a 18 anni.