Quale ruolo ha la scienza in un contesto globale segnato da crescenti frammentazioni politiche? Quali sono le sfide poste dal progresso dell’intelligenza artificiale a livello globale in ambito biotecnologico e medico? Due domande centrali per la comunità scientifica internazionale approfondite all’interno del confronto pubblico tenutosi al Museo del Risorgimento nell’ambito dei lavori del Scientific advisory board, l'organismo indipendente istituito dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per rafforzare il contributo della scienza ai processi decisionali globali e promuovere il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni e società.Due giorni di lavori ospitati a Torino dalla fondazione Compagnia di San Paolo che si collocano in una traiettoria che vede la fondazione impegnata nel rafforzamento della science diplomacy e della science anticipation, con un programma di attività che nel corso del 2026 approfondirà l'impatto delle tecnologie emergenti e delle trasformazioni sistemiche su politiche pubbliche, ricerca e società.In un mondo sempre più frammentato, «la sfida che ci attende è quella di garantire che chi prende decisioni possa avvalersi delle migliori evidenze disponibili mentre si orienta in questo contesto in rapida evoluzione» osserva Guy Ryder, sottosegretario generale per le Politiche delle Nazioni unite. In questo contesto, il ruolo della scienza può essere quello di ricordare l’importanza della cooperazione: «Dobbiamo allenare le persone a lavorare in modo trasversale rispetto alle discipline e collaborare in modo molto più coordinato, perché comprendano che, lavorando in modo interdisciplinare, possono ottenere risultati migliori» riflette Charles Spillane, responsabile scientifico dell’organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni unite.In questo periodo storico, tuttavia, la scienza deve anche affrontare una crisi di fiducia generalizzata. Per mantenere un ruolo importante all’interno dei processi decisionali, secondo Iris Bohnet - Albert Pratt professor of Business and government all’Harvard Kennedy School - la comunità scientifica deve quindi «trovare il modo di raggiungere le persone e comunicare con loro in modo costruttivo, per aiutarle sia a comprendere che a utilizzare gli strumenti e i dati scientifici».Strumenti come l’intelligenza artificiale, che in ambiti come la medicina e la biotecnologia si stanno sviluppando molto velocemente. «Grazie all'intelligenza artificiale e alle biotecnologie, stiamo aprendo nuove frontiere nella conoscenza, nella comprensione della vita e di noi stessi» spiega Sylvie Briand, responsabile scientifica dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questo progresso, però, dev’essere accompagnato con alcune attenzioni. Per esempio nell’accessibilità agli stessi strumenti di intelligenza artificiale: «L'innovazione senza accesso è un'ingiustizia e non dovremmo permettere che la scienza diventi un fattore di ingiustizia - dice ancora Briand -. È molto importante poter disporre di un quadro di riferimento globale che consenta di garantire l'equità nell'accesso alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti per salvare vite umane».Al contempo le IA vanno allenate in maniera inclusiva, tenendo in considerazione i Paesi del cosiddetto Sud globale: «L'intelligenza artificiale viene addestrata su un insieme di dati. Se tale insieme di dati non include informazioni pertinenti a una specifica area del mondo, la risposta non sarà pertinente a quest’area» dichiara Abdoulaye Djimdé microbiologo maliano e professore presso il Parasites and microbes research and training center.
La scienza un collante in un mondo frammentato
Il dibattito lanciato dal Scientific advisory board dell'Onu a Torino








