L’expertise scientifica è necessaria per immaginare il futuro e per affrontare le sfide della contemporaneità. E, poiché i decisori politici hanno responsabilità di policy making per costruire il futuro e, come si suol dire, nessuno nasce imparato, è evidente che anche loro hanno bisogno di essere guidati da figure tecniche per comprendere lo stato di avanzamento delle scienze, identificare le priorità, individuare i centri di eccellenza e i bisogni da colmare, così da comprendere a fondo i rischi e le alternative, le conseguenze delle decisioni di fare o non fare, i potenziali effetti collaterali, e stimare a ragion veduta costi e possibili impatti. Un tassello importante nel nostro ragionamento ha a che fare con i modi in cui i governi entrano in relazione con la comunità scientifica e si fanno consigliare. Più che consulenti nella realizzazione di business plan, gli scienziati appaiono – anche per la politica – come degli alleati, in uno sforzo immaginativo e nella costruzione di scenari. D’altra parte gli scienziati sono «utili» ai politici per legittimare l’azione legislativa e le scelte di allocazione delle risorse, e il loro valore sta non solo nella qualità e complementarità delle conoscenze di cui sono portatori, ma nella bontà dell’approccio scientifico come postura rispetto alle questioni contemporanee.
L’età dell’insicurezza | La politica ha bisogno della scienza, ma teme la sua incertezza - Linkiesta.it
In “Scienza è cultura”, Paola Dubini e Fiorenzo Galli riflettono sul rapporto sempre più fragile tra ricerca, decisioni pubbliche e fiducia democratica nell’epoca dell’intelligenza artificiale













