Il 24 giugno tra le ore 18:04 e le 18:05 (00:04 e 00:05 del 25 giugno ora italiana) sono avvenuti in Venezuela due fortissimi terremoti, classificati dall’USGS (Geological Survey USA) con magnitudo rispettivamente 7.2 e 7.5. I due terremoti sono avvenuti a 39 secondi di distanza, con localizzazioni epicentrali molto vicine tra loro (entro qualche km), a circa 25 Km a SE della cittadina di Yumare: a meno di 200 km da Caracas e meno di 100 km da Valencia. I due terremoti rappresentano con tutta probabilità rotture su due segmenti della stessa faglia, il primo più profondo in quanto stimato a 20 km di profondità, il secondo a circa 10 km. Queste sono le profondità stimate dall’USGS, mentre altre agenzie riportano per il primo evento profondità diverse, anche di soli 3 km, difficilmente credibile per un terremoto di tale magnitudo, considerando anche l’estensione del risentimento e dei danni.

L’accadimento di più terremoti forti a distanza di qualche decina di secondi non è purtroppo un caso raro: in Italia, il terremoto più devastante dell’ultimo secolo, ossia quello Irpino-Lucano del 23/11/1980 che fece circa 3000 vittime, si compose di tre differenti terremoti, avvenuti a distanza di circa 20 secondi l’uno dall’altro. L’accadimento di un forte terremoto, infatti, scaricando lo sforzo tettonico sostenuto da quella parte della faglia, lo carica su altre parti e sulle faglie vicine, che possono quindi anch’esse cedere se già stavano sostenendo uno sforzo vicino al punto di rottura. Questo effetto fisico di trasferimento di sforzo fa sì che dopo ogni forte terremoto sia molto maggiore la probabilità di nuovi terremoti, anche molto forti; ed è questo meccanismo che genera anche le cosiddette ‘repliche’, che possono durare per mesi o anche per anni (ricordiamo ad esempio la sequenza di Colfiorito, tra settembre 1997 ed aprile 1998, e quella di Amatrice-Norcia, tra agosto 2016 e gennaio 2017).