Un terremoto di magnitudo 7,2, seguito da una replica da 7,5, ha devastato la costa centrale di Caracas. Le scosse - la prima con epicentro nella città di San Felipe e la seconda a Yumare, nello stato di Yaracuy - sono state rilevate attorno alle 18.04 di mercoledì dall'Usgs, il Servizio geologico degli Stati Uniti. Scosse più lieve sono state rilevate anche nei Caraibi e nei Paesi limitrofi, tra cui Brasile, Colombia e Guyana. Secondo una stima preliminare offerta dal medesimo servizio Usa le vittime oscillano tra le 10mila e le 100mila. Tuttavia le stime ufficiali si fermano a a 700 feriti e circa 40 vittime. In corso, dalle prime ore, le operazioni di salvataggio con vigili del fuoco e forze dell'ordine intenti a recuperare morti e feriti tra le macerie. «Stiamo in questo momento dichiarando lo stato d'emergenza, tale e come lo dispone la Costituzione», ha commentato Delcy Rodríguez, presidente in carica, in un messaggio a reti unificate. «È un fatto dalle gravi conseguenze e ci sono regioni particolarmente colpite», ha detto la presidente ad Interim. Sono almeno cinque le regioni colpite dall'evento sismico: Distretto Capitale, La Guaira, Miranda, Aragua e Falcón. «Tutte le nostre autorità e il sistema di protezione civile sta eseguendo operazioni di salvataggio», ha proseguito Rodríguez osservando che «la priorità è quella di salvare vite e, in un secondo momento, provvedere al recupero di infrastrutture beni materiali». Nel corso degli eventi sono state registrate venti repliche. Crollate numerose strutture, dalle palazzine residenziali (in particolare nelle zone di Altamira e dintorni) alla soffitta dell'aeroporto internazionale Simón Bolívar (Maiquetía), che per tale ragione è stato dichiarato chiuso e inagibile. Danneggiata anche la facciata della chiesa «La Merced», gestita dai frati cappuccini a Caracas. Quella di mercoledì era una giornata movimentata nella capitale e non solo, vista la ricorrenza della Battaglia di Carabobo, uno dei principali episodi della Guerra d'indipendenza, quando - nel 1821 - l'esercito di Simón Bolívar ebbe la meglio contro le truppe reali spagnole. Interrotti i servizi di elettricità e gas nelle regioni interessate e anche in altre aree lievemente colpite, come gli Stati Zulia e Tachira. L'appello è alla «calma» e all'«unità», in queste ore drammatiche. E arriva subito la solidarietà dei Paesi del continente. «Stati Uniti è con il popolo venezuelano dopo le devastanti conseguenze del terremoto di questa notte. Siamo in contatto con le autorità e muovendo assistenza», ha fatto sapere il sottosegretario di Stato Usa Christopher Landau. Altro messaggio è arrivato da Quito, dal presidente ecuadoriano Daniel Noboa. «Tutta la mia solidarietà con il popolo fratello del Venezuela», ha scritto su X, osservando che l'Ecuador agirà «con le rapidità impegno» necessari, poiché «l'umanità» precede le «differenze» politiche. Ulteriori messaggi di vicinanza sono arrivati da Bolivia, Cile, El Salvador e Perù.Caracas, che fronteggia un'acuta crisi economica, non risulta attrezzato per fronteggiare l'emergenza in corso. Lo si vede nelle operazioni di salvataggio e rimozione delle macerie, con agenti che lavorano a mani nude, spostando un mattone dopo l'altro. «È quanto succede quando il Paese è sommerso in una tragedia economica e avviene un disastro naturale. Vediamo funzionari che lavorano con le unghie, senza strumenti», denuncia sui Social la giornalista Maryorin Mendez. «Urlano per capire se vi sia qualcuno sotto le macerie», ha aggiunto. Fonti di Caracas si dicono preoccupate anche per la condizione delle strutture sanitarie, che da almeno un decennio fanno fronte a una scarsità acuta di medicinali e strumenti. Scossi nell'animo anche i residenti. «È stato orribile. Qui, nei pressi dell'Hotel Altamira, sono crollati due palazzi. Io li ho visti crollare. È stato orribile», ci dice Mercedes Cumare, residente a Caracas. «Abbiamo perso tutto», ci dice Noelia Carrizales. «Alla crisi, che c'era già, si è aggiunta la catastrofe. Si parla già di ripartire, ma mi chiedo come e da dove ricominciare, poiché ci manca pure l'essenziale». Ma non è finita. Le scosse sono proseguite nel cuore della notte, cioè in mattinata in Italia. «Siamo in presenza di uno sciame sismico. Occorre massima cautela», dicono fonti della Protezione civile locale.L'Italia segue con attenzione l'evolversi dell'emergenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito di essere in costante contatto con l'ambasciata a Caracas e con l'Unità di crisi della Farnesina. «Gli italiani registrati con il sistema Viaggiare Sicuri sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha spiegato il ministro, precisando tuttavia che il quadro resta in continua evoluzione e che le autorità venezuelane si sono impegnate a informare tempestivamente la sede diplomatica italiana su eventuali criticità che dovessero coinvolgere connazionali. Anche l'ambasciatore d'Italia a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha confermato che al momento non risultano vittime italiane. La chiusura dell'aeroporto internazionale Simón Bolívar sta però creando notevoli difficoltà ai viaggiatori. Secondo quanto riferito da Tajani, l'ambasciata italiana sta già offrendo assistenza ad alcune famiglie impossibilitate a rientrare nelle proprie abitazioni perché danneggiate o distrutte dal sisma. La Farnesina ha inoltre fatto sapere che l'Italia è pronta a fornire aiuti e che verrà chiesta all'Unione europea l'attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile, lo strumento che coordina gli interventi di emergenza nei grandi disastri naturali.
Devastanti scosse di terremoto in Venezuela: le città distrutte, si teme un'ecatombe
Per il momento non ci sono cifre ufficiali, ma il Servizio meteorologico Usa stima oltre 10mila vittime. Colpite almeno cinque regioni. Le scosse avvertite anche nei Paesi limitrofi: sono tra le più forti dell'ultimo secolo










