di

Alessandro Fulloni

La studentessa sedicenne parlà di sé e del suo futuro: «Faccio l'animatrice in oratorio, mi piace stare con i bambini». «Folle che non ci siano condanne»

Prova rabbia?

«Sì, ma non cerco vendetta: voglio giustizia perché quell’incendio ha rovinato la vita di tante persone che non se lo meritavano. Non è giusto che chi ha colpe la passi liscia».A scuola è stata promossa.«È stata un po’ come una rinascita, sono riuscita ad andare l’ultimo giorno e persino a festeggiare con i miei compagni. Gli studenti svizzeri bocciati? Un’assurdità». Sedici anni, indossa una canottiera di cotone e degli shorts — «indumenti leggeri, ma la vestizione non è semplice, mi devono aiutare, anche per fare la doccia» —, il sorriso è luminoso e lo sguardo irradia grinta. Sofia Donadio, milanese, studentessa al Virgilio, quella notte tra il 31 e l’1 gennaio scorsi era al Constellation di Crans Montana. Accanto ai genitori — Gennaro, commerciante, e Filomena, maestra — racconta per la prima volta di sé, del suo futuro e di quei momenti drammatici. Nell’ufficio dell’avvocato Fabrizio Ventimiglia che l’assiste, mostra senza titubanze — «c’ho riflettuto molto... » — le ustioni pesanti che le hanno piagato schiena, braccia e gambe «per far sapere quanto stiamo lottando tutti quanti noi» toccati dalle fiamme. Se la sua voce è ancora esile è perché «le corde vocali sono danneggiate, faccio logopedia tre volte alla settimana, ci vorrà un po’. Poi ci sono la fisioterapia, le sedute con la psicologa e il laser, pesante, che mi distrugge. Sorrido ma è dura». Rievoca quei momenti con un particolare mai emerso: «L’uscita di emergenza del locale era chiusa con una catena, come quelle per le bici, e un lucchetto. Davanti alla porta c’era lo sgabello, io mi ci ero anche seduta per fare delle telefonate. Avevo visto catene e seggiolino già dai giorni precedenti, ero stata al Constellation più volte dopo Natale».Sofia, cosa ricorda degli istanti in cui sono divampate le fiamme?«Ero seduta con i miei compagni di classe, Francesca, Leonardo e Kean, tuttora al Niguarda e che vedo spessissimo. Ho pensato solo a uscire, sono corsa verso la scala, mi sono girata, ho visto le fiamme che stavano arrivando. In pochi secondi ce le avevo già sopra la testa, sopra la schiena. La scala era piena di gente, pienissima. Ho avuto la fortuna di essere piccolina, sono alta un metro e 60. Mi sono accovacciata, salendo le scale come un cagnolino, a quattro zampe. Ma poi per il fumo sono svenuta».Il risveglio?«Forse un’ora dopo, fuori: ero accovacciata sulle gambe di una turista francese che mi accarezzava. Le sono grata».Le fontane pirotecniche?«Erano state accese anche a mezzanotte».I superalcolici?«Serviti regolarmente, e all’ingresso nessuno ha mai controllato i documenti».È stata in coma a lungo...«Non è come tutti pensano, sentivo qualcosa, facevo dei sogni, ma strani, tipo film di fantascienza».La sua giornata ora com’è?«Sveglia alle 8 e 30, poi esco e vado in oratorio. Sono animatrice, sto con i bimbi, gioco con loro, mi piace un sacco. Mi chiedono delle ferite e a loro rispondo che sono caduta. Altri però sanno tutto di me, mi abbracciano, vogliono stare con me, è davvero bello».Il suo futuro?«Di sicuro una laurea. Da vedere se Medicina o Legge».