È di una bellezza assoluta Sofia Donadio, 16 anni, studentessa del liceo Virgilio di Milano. Era quella notte a Crans-Montana. Racconta che in questo periodo si sveglia la mattina presto e va a fare l’animatrice per i bambini dell’oratorio. Le chiedono come si è fatta male e lei ai più piccoli dice che è caduta, ai più grandi invece spiega la verità ma loro tanto già la sanno — aggiunge sorridendo.
Ha ragione: ai più piccoli è meglio dire una bugia bianca, perché raccontare a un piccoletto che ti ha bruciata il fuoco è spaventosissimo, è un pensiero insostenibile. Ma di fronte a chi ha gli strumenti per governare almeno un poco la paura, invece, è importantissimo esibire le ferite.
È l’unico antidoto all’insopportabile retorica della battaglia individuale («devi combattere come una guerriera, devi sconfiggere il male») che presuppone, tra l’altro, che la guarigione dipenda da te. Se sei bravo ce la fai, se non sei bravo soccombi. Non è così.
Guarire dipende dalle cure mediche, dalla competenza del personale sanitario e dall’esistenza di farmaci adeguati al danno: sia un’ustione, un cancro, una malattia autoimmune, un disturbo psichico. Poi certo, la forza d’animo, l’amore degli altri, la bellezza tutto attorno aiutano, ma non bastano. Purtroppo non bastano.









