di
Andrea Bocchini
Sei anni di accoglienza, i racconti: «Sono musulmano e mio padre non ha mai accettato il mio orientamento sessuale», «Mi dicevano: sei un ragazzo, che cos’è questo lavoro da femmina?». La mostra alla Casa dei Diritti
«Avevo paura. Soprattutto di restare sola». Francis ha 19 anni ed è una ragazza transgender. Prima di arrivare a Casa Arcobaleno ha dormito in strada, poi in tenda, a Milano, dopo una lunga sequenza di allontanamenti e rotture familiari. «Quando sentivo il mio deadname (il nome attribuito alla nascita) provavo un disagio difficile da spiegare, mi sembrava che nessuno vedesse davvero chi ero». Il sogno di diventare estetista si era scontrato con il rifiuto della famiglia: «“Sei un ragazzo, che cos’è questo lavoro da femmina?”, mi dicevano».
Poi, a 18 anni, «ho conosciuto sui social network il mio attuale ragazzo e per la prima volta mi sono sentita vista davvero. Ho deciso di raggiungerlo a Milano e, per qualche tempo, siamo stati ospitati dalla sua famiglia. Ma quando hanno capito che tra noi c’era qualcosa di più di un’amicizia, mi hanno chiesto di andarmene». Quindi la fuga, i lavori stagionali, l’ostello e infine la struttura milanese, dove «ho trovato persone che rispettano la mia identità senza metterla in discussione». Per la prima volta, conclude, «non mi sento più sola».








