Non solo Conte, ma anche i suoi parlamentari non vogliono farsi audire dalle commissioni
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Tre vicende diverse, tre figure di primo piano del Movimento 5 Stelle, un elemento comune: l’assenza di una risposta politica. Dai lavori della Commissione Antimafia al caso delle presunte mediazioni durante la pandemia, il partito guidato da Giuseppe Conte continua a non intervenire pubblicamente su questioni che chiamano in causa trasparenza e opportunità istituzionale. Una scelta che appare in contrasto con quella «casa di vetro» che per anni ha rappresentato il principale tratto identitario del Movimento. Ed è proprio in risposta a questo che Il Tempo ha lanciato un appello ai presidenti di Camera e Senato: intervenire per sbloccare una situazione quanto meno incresciosa. Il primo fronte riguarda il deputato M5S, Federico Cafiero de Raho, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia ed ex procuratore nazionale antimafia negli anni in cui si sarebbero verificati gli accessi abusivi alle banche dati della Direzione nazionale antimafia al centro del cosiddetto «caso Striano».
Nella relazione della presidente della Commissione, Chiara Colosimo, si legge che «l’analisi delle responsabilità istituzionali conduce inevitabilmente alla figura del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dell’epoca, il dottor Federico Cafiero de Raho». Il documento descrive inoltre un dirigen te che avrebbe avuto piena consapevolezza delle «prassi irregolari in uso nel suo ufficio» e delle «vulnerabilità del sistema». Resta sempre aperta la questione politica: è opportuno che l’ex procuratore antimafia continui a ricoprire un ruolo di vertice nell’organismo che si occupa di fatti maturati durante la sua gestione? Su questo il Movimento non ha mai preso posizione. Il secondo caso riguarda il senatore 5Stelle Roberto Scarpinato, componente della stessa Commissione Antimafia.














