Il seminario sulla Competitività dell’industria italiana ed europea, svoltosi lunedì a Roma nell’ambito dell’iniziativa L’Europa che vogliamo, promossa dalla delegazione Pd al Parlamento europeo, ha offerto l’occasione di discutere sui temi di maggiore rilievo per la nostra manifattura.

Ce n’era (e ce n’è) a mio avviso bisogno. Da mesi il Pd ha avviato un lavoro molto strutturato sulle politiche industriali per le diverse filiere – coordinato da Andrea Orlando – ed Elly Schlein dialoga regolarmente con le principali rappresentanze del mondo industriale. Eppure è tangibile la diffidenza con cui il produttivo guarda alla sinistra, come sa chi frequenta le varie assise di Confindustria. E lo stesso – con poche eccezioni – vale per artigiani, commercianti e mondo agricolo.

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Non è sempre stato così – non lo era al tempo del Viaggio nell’economia italiana di Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, e così al tempo dei governi Renzi e Gentiloni. Molti di noi mantengono un dialogo costruttivo, e ci viene in genere riconosciuto, ma senza scalfire l’opinione che si è fatta strada tra gli imprenditori: che la sinistra non rappresenti per loro – in Europa come in Italia – un interlocutore credibile. Ci vedono attenti all’ambiente e alla dimensione sociale, alla redistribuzione, ma non ad aiutare chi produce, più inclini a regolamentare che ad incentivare l’investimento produttivo.