L’occupazione israeliana dei campi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams si è fatta permanente. Tra infrastrutture distrutte e 40mila sfollati, le testimonianze a Fanpage.it di Naji e Ghassan raccontano la perdita di un’identità e il rischio di una nuova Nakba.

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Da più di un anno e mezzo l’esercito israeliano occupa militarmente i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams nel nord della Cisgiordania. L'operazione Iron Wall, che prevedeva la presa dei campi per una durata limitata a poche settimane, si è trasformata in un'occupazione permanente e non se ne vede la fine.

Oltre 40 mila sfollati non hanno accesso alle proprie case. Tel Aviv adduce ragioni di sicurezza dietro quella che, a detta di molti, sembra una nuova Nakba. Le IOF (Israeli Occupation Forces) hanno annunciato che l’occupazione sarebbe durata pochi giorni, dopo i quali hanno esteso questo periodo per i primi tre mesi.

Sono trascorsi oltre 18 mesi e poche decine di soldati rimangono asserragliati in quelle che sono oggi città fantasma. I danni alle infrastrutture idriche ed elettriche sono ingenti in tutti e tre gli insediamenti, le abitazioni demolite sono centinaia. L’accesso è stato proibito a chiunque, salvo rare eccezioni in cui agli abitanti sono stati concessi pochi minuti per raccogliere effetti personali. La morfologia stessa di questi quartieri è stata stravolta per adattare piccoli vicoli al passaggio di mezzi militari pesanti.