Due palestinesi di fronte alle macerie di un edificio demolito dall’Idf, a JeninRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 28 luglio 2026 – Il buio nelle colline che circondano At-Tuwani, uno dei villaggi rurali più popolosi del Masafer Yatta, a sud di Hebron, non porta riposo, ma attesa e terrore. Quando il silenzio della notte si spezza, sono quasi sempre urla. È quello che è successo poche settimane fa ad At-Tuwani, quando una quarantina di coloni mascherati e armati, provenienti dall’avamposto estremista di Havat Ma’on, sono scesi sul villaggio muniti di bastoni, pietre e taniche di benzina. "Eravamo fuori casa, tranquilli", racconta Mohammad Hesham Huraini (Hammoudi). "All’improvviso abbiamo sentito le voci delle mie sorelle che urlavano terrorizzate. I coloni avevano iniziato a lanciare pietre e a versare benzina sulla nostra macchina, sulla mia casa, per poi darle fuoco".

I tentativi di reazione dei residenti si scontrano da subito con la sproporzione delle forze: "Siamo corsi verso casa, ma cosa puoi fare quando sei in tre o quattro persone e dall’altra parte ce ne sono più di quaranta? Erano armati di bastoni e pietre, non sapevamo se avessero pistole o coltelli. Noi in mano avevamo soltanto i nostri telefoni e le telecamere per riprendere". Il bilancio dei danni è pesante: la macchina di Hammoudi viene data alle fiamme, le finestre infrante e l’incendio appiccato all’abitazione viene spento dal padre prima che divampi del tutto. Ma la furia della spedizione punitiva non si ferma lì. I coloni si spostano verso la casa del vicino. "Sotto la finestra che stavano rompendo e su cui gettavano benzina c’era un bambino che dormiva. Parte del carburante gli è finita addosso. Per fortuna si è svegliato ed è scappato nell’altra stanza, ma la madre, incinta di tre mesi e sotto shock per aver temuto di perdere il figlio, ha avuto un malore nei giorni successivi e ha perso il bambino che portava in grembo".