Chissà se l’altra notte, a picchiare brutalmente Samir Al Masri e altri abitanti di Khallet al Humus, a Masafer Yatta (Hebron), erano alcuni dei «150 delinquenti minorenni non residenti in Cisgiordania» ai quali Benyamin Netanyahu ha fatto riferimento rispondendo due giorni fa alle domande della Cnn sui continui raid violenti dei coloni israeliani nei villaggi palestinesi. Percosso con violenza, Al Masri è stato anche arrestato dai soldati entrati nel villaggio «per riportare l’ordine». Nessuna conseguenza, invece, per gli aggressori, giunti da un vicino avamposto coloniale.
Secondo il primo ministro e leader della destra israeliana, la colpa sarebbe dei giudici, a suo dire «molto indulgenti». «Dobbiamo contestare questa clemenza, non la accetto», ha tuonato Netanyahu. Nel 2025 aveva parlato di «70 ragazzini con problemi», provenienti da famiglie disfunzionali, ridimensionando, come ha fatto quest’anno, la gravità delle continue scorribande dei coloni, che danno fuoco a campi coltivati, case e automobili e hanno ucciso diversi palestinesi dall’inizio del 2026. I coloni raramente finiscono davanti ai giudici: la polizia li rilascia subito nella quasi totalità dei casi. Circa un anno fa un colono uccise senza motivo Awdah Hathalin, noto attivista palestinese del villaggio di Umm el Kheir. Da allora non si è saputo più nulla delle indagini, nonostante le affermazioni di Netanyahu secondo cui Israele starebbe prendendo sul serio la questione della violenza dei coloni. In ogni caso, ha concluso perentorio, «questa vicenda è stata ingigantita a dismisura e sta causando molti danni».






