E se le scosse, della vita e della terra, non fossero un evento eccezionale? Se provassimo a considerare l’ipotesi che ciclicamente l’esistenza viene sconvolta? Provare ad accettare, insomma, che le crepe, le scosse, i capovolgimenti siano la normalità. È una delle riflessioni che Lucrezia Ercoli mette nero su bianco nel libro La terra trema. Filosofia della catastrofe (Il Melangolo). Stasera, alle 21,30, presenta il libro in piazza Vittorio Emanuele II a Ripe San Ginesio (Macerata). Ercoli, filosofa e professoressa di Estetica all’accademia di Belle Arti di Bologna, è anche la direttrice artistica di Popsophia, festival del contemporaneo che torna a Pesaro la prossima settimana, da giovedì 2 a domenica 5 luglio.
Ercoli, il libro arriva a dieci anni dal sisma che sconvolse l’Italia centrale...
"La provincia di Macerata, dove abito, è stata molto colpita e ho pensato al fatto che la riflessione filosofica potesse nascere da urti esperienziali destabilizzanti, che rimettono in discussione una serie di punti fermi, a partire dalla casa".
Altri filosofi avevano riflettuto su questo tema...
"Nel libro parto dal terremoto di Lisbona del 1755, definito ‘terremoto filosofico’ perché tutti i filosofi più importanti dell’epoca se ne interessano. E non solo: anche scrittori, artisti, tragediografi, pittori".









