Sul palco siedono Pina Picierno, Marianna Madia, Elisabetta Gualmini, Lia Quartapelle e Simona Malpezzi. Fino a poco tempo fa erano tutte nello stesso Partito democratico. Oggi una ha fondato un movimento (Spazio pubblico), una è entrata da indipendente in Italia Viva, una ha aderito ad Azione, e due sono rimaste nel Pd. Eppure, ascoltandole parlare di Europa, Ucraina, difesa comune, crescita economica e riformismo, le differenze sembrano molto meno profonde di quanto raccontino le rispettive collocazioni politiche. «Com’è possibile che cinque persone che la pensano allo stesso modo su quasi tutto abbiano scelto quattro strade diverse?». La domanda con cui Christian Rocca apre l’evento “C’è ancora domani” dalla sala grande del Teatro Franco Parenti finisce per accompagnare tutta la serata.

La prima a prendere la parola è Pina Picierno. L’atmosfera non è quella di una resa dei conti con il partito che ha lasciato da pochi giorni. Piuttosto quella di una riunione tra persone che continuano a riconoscersi come parte della stessa comunità politica. «Io del Pd sono stata una fondatrice, quando ero ancora solo una ragazzina. Ero e sono ancora convinta che fosse necessario dare una casa ai riformisti italiani, agli ex comunisti e a tutte le anime della sinistra italiana», dice Picierno, che ora ha fondato il suo Spazio Pubblico. «Il problema è che il Pd è scivolato in maniera lenta e inesorabile verso un’altra cosa. E senza nemmeno il privilegio di poter avere un congresso per capire il perché. Il Pd stava subendo, e appaltando, un’egemonia del Movimento 5 Stelle e di Avs su temi diversi: i Cinquestelle sulla politica estera, Avs sull’economia e sul lavoro. Questo scivolamento ha significato la rinuncia alla funzione per cui il Pd era nato. Per questo ritengo il campo largo il posto meno ospitale per i riformisti italiani».