«Eravamo al campo da calcetto. Non si è sentito alcun boato e non abbiamo sentito nulla, ma all’improvviso ha cominciato a muoversi tutto. Era fortissimo». Sono alcune delle poche parole che riesce a raccontarci Alessandro Rosica in dei messaggi su Instagram, prima di dover preservare la batteria del suo cellulare e andare alla ricerca di un modo per ricaricarlo. Rosica si era appena seduto su una sedia all’esterno di un campetto dove stata giocando a calcio con alcuni amici. Ma proprio mentre stava usando il cellulare, la prima scossa di terremoto, potentissima, colpisce Caracas, capitale del Venezuela e lui riesce a riprendere i primi istanti, quando tutto intorno comincia a tremare e oscillare, compresa la sedia su cui era seduto. Alessandro Rosica, originario di Aprilia (Latina) ma residente a Caserta, “vanta” oltre due milioni di follower su Instagram e racconta che si divide tra l’Italia e il Venezuela da un paio di anni, quando cominciò a viaggiare tra i due Paesi dopo aver conosciuto la sua ex fidanzata. Poi gli investimenti, le amicizie, una nuova relazione lo hanno portato a vivere sempre più spesso nella città sudamericana.

I video La notte tra mercoledì e giovedì l’ha trascorsa fuori casa, a testimoniare con vari video (a cui ci rimanda prima di doversi allontanare) i momenti drammatici vissuti nella capitale venezuelana. E nelle storie Rosica mostra nel dettaglio i primi momenti, i danni, i soccorsi. «Ho vissuto due o tre terremoti in Italia e uno a Caracas lo scorso anno, ma questo era davvero fortissimo», racconta in uno dei primi video. Nei successivi, poi, a bordo della sua auto fa vedere i danni subiti dai palazzi e la gente in strada, impossibilitata a rientrare nei propri appartamenti. Tra parti di edifici sventrate dal sisma e supermercati con i prodotti riversi nei corridoi, emerge l’incredulità di Rosica: «Sembra la fine del mondo, non c’è più una macchina in giro, tutto sfollato, tutta la gente in strada. Che tragedia». Il dramma si fa sempre più insistente con il passare delle ore. Interi edifici venuti giù, persone sotto le macerie, macchine travolte dai palazzi crollati, migliaia di soccorritori al lavoro per cercare di trovare e salvare persone ancora vive. «Sono strade che percorro tutti i giorni, luoghi che frequento sempre. È un disastro che fa davvero male», spiega ancora Rosica, visibilmente scosso per la tragedia e provato dalla stanchezza di una nottata insonne. «Ora i soccorritori stanno provando ad aprire un varco nella zona delle scale del palazzo crollato per provare a liberare qualcuno. Da ieri sera non si sono mai fermati, ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare», aggiunge in un video pubblicato all’alba in cui mostra le operazioni di soccorso, dopo che un edificio è crollato in strada travolgendo le auto ferme a un semaforo. E l’emozione traspare negli occhi di Rosica: «Vedo mamme che piangono perché i figli erano all’interno dei palazzi, figli che piangono in attesa di novità. Edifici crollati, corpi sepolti, è una tragedia. Non ci sono parole, è una sensazione bruttissima per cui non possiamo fare niente». Almeno per il momento, nessuna possibilità di ritorno in Italia per lui, dato che anche l’aeroporto di Caracas ha subito ingenti danni. Così come l’edificio della capitale in cui vive. In una delle ultime storie, infatti, Rosica mostra come il palazzo sia praticamente “diviso” a metà, con un’evidente crepa al centro del corridoio.