Lo stile neoclassico di Villa Eilenroc, il blu della Costa Azzurra, le cortesie di Emmanuel Macron che la accoglie scherzando: “Da quanto tempo”. Giorgia Meloni sterza, si getta nell’abbraccio europeo teso dal presidente francese: “Abbiamo interessi convergenti, le nostre relazioni non sono state glaciali”. Un matrimonio combinato dalle sferzate di Donald Trump. A Palazzo Chigi registrano l’accusa di Teheran, che chiede “spiegazioni” al governo dopo le dichiarazioni di Mark Rutte sui "500 voli decollati dall’Italia per supportare gli Usa” in Medio Oriente. “Non abbiamo partecipato al conflitto, l’Iran ha capito l’incomprensione”, giura Meloni, che sposa la linea dura contro le “parole a caso, inopportune e superflue” del segretario Nato, come rilancia Guido Crosetto arrivando in Francia insieme ad altri otto colleghi. Assente (ingiustificato) Matteo Salvini.

Meloni atterra a Nizza. In macchina raggiunge Cap d’Antibes, al museo di Picasso la aspetta Macron: è il primo summit intergovernativo tra Italia e Francia dall’elezione di Meloni. Dopo tre rinvii, l’ultimo forfait è stato ad aprile a Tolosa, è arrivato il momento di ridare lustro al Trattato del Quirinale, firmato da Macron e Mario Draghi e mal tollerato dalla leader di Fratelli d’Italia. Tempi diversi, i meloniani stavano all’opposizione. L’unico a rivendicare la distanza con Parigi è Salvini, che manda il suo vice in Francia per dedicarsi all’evento “Vespa Roma 2026 - Gli 80 anni di un’icona”.