Siete stufi di veder spuntare ovunque servizi green e prodotti ecobio, come funghi infestanti? Non siete i soli. Vuoi per il mutato contesto geopolitico – col ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, autodefinitosi “Campione del carbone” –, vuoi per le nuove preoccupazioni che gravano sulla vita quotidiana (dalla paura della guerra al rischio povertà o esclusione sociale, che riguarda quasi un quarto dei cittadini italiani), nell’ultimo anno è calato l’hype sulla sostenibilità ambientale. Ma il bicchiere è mezzo pieno: sul mercato stanno emergendo le imprese che davvero hanno fatto dello sviluppo sostenibile un modello di business. Quelle che sono pronte a comunicarlo con ancora maggiore chiarezza, anche grazie alla direttiva Ue Empowering consumers for the green transition (Empco) che entrerà in vigore il prossimo 27 settembre.
Tra queste spicca Lucart, il GreenHero toscano della carta che ha scelto la strada della sostenibilità quando ancora non era di moda – ha presentato oggi a Lucca il suo XXI Rapporto sul tema –, nonostante le cartiere rappresentino un classico esempio di industria energivora difficile da decarbonizzare (hard to abate), e che ha deciso di percorrerla adesso con ancora maggior decisione. Perché alla lunga conviene.








