La Corte d'Assise smonta la tesi del diniego di gravidanza sul caso della giovane di Traversetolo: «Fece ricerche online»

«Pur immatura e fragile» Chiara Petrolini ha agito con «lucidità e determinazione». Così la Corte di Assise di Parma ha confermato la condanna della giovane a 24 anni e 3 mesi di carcere per l’omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e sepolto in giardino. Come si legge nella sentenza, Chiara ha tenuto «sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili». Inoltre, ha «tenuto una pluralità di condotte omissive che…sono chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo». Per l’omicidio del primogenito, nato il 12 maggio 2023, la 23enne è stata invece assolta: «Mancano le prove che sia nato vivo», si legge nella sentenza.

I giudici che hanno emesso la sentenza hanno confutato una delle tesi avanzate dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Tria. Come emerge nella motivazione della Corte d’Assise di Parma, «non risulta» che Chiara Petrolini «avesse sperimentato un diniego di gravidanza, e cioè che fosse inconsapevole del proprio stato di gravidanza, ovvero ne avesse una consapevolezza fluttuante». Si tratta, continua la motivazione, «di una versione mai offerta dall’imputata nelle proprie dichiarazioni nel corso delle indagini né emersa in alcun modo dalle sue reazioni spontanee e dai racconti ai genitori e agli amici». A dimostrare quanto scritto dai giudici ci sarebbero infatti «molte ricerche su Internet, che evidenziano come fin dai primi mesi l’imputata fosse conscia di essere in attesa e di avere anche una certa contezza dell’incedere delle settimane».