"Pur immatura e fragile" Chiara Petrolini ha agito "con lucidità e determinazione", "tenendo sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti" "di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili".

Così la Corte di assise nel motivare la condanna a 24 anni e 3 mesi per la 23enne, per l'omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e sepolto in giardino. Chiara ha "tenuto una pluralità di condotte omissive che...sono chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo". Per l'omicidio del primogenito, nato a maggio 2023, è stata assolta.

Le condotte omissive tenute da Chiara Petrolini, inoltre, "non possono essere interpretate diversamente, perché risulterebbero prive di una logica anche elementare". Il comportamento dell'imputata "complessivamente considerato, durante la gravidanza, al momento del travaglio e dopo la nascita del figlio, rende evidente come la decisione di causare la morte dello stesso fosse stata voluta e premeditata, a maggior ragione se si considera l'esperienza vissuta con la prima gravidanza", scrive la Corte presieduta da Alessandro Conti. Per l'accusa, e per i giudici, la morte del bambino, a cui è poi stato dato il nome Angelo Federico, e il cognome del padre, Samuel Granelli, ex fidanzato di Chiara, è stata dovuta al taglio del cordone ombelicale senza effettuare il necessario clampaggio e omettendo successivamente di prestare soccorso al neonato.