Traversetolo (Parma), 25 giugno 2026 – Chiara Petrolini ha agito con “lucidità e determinazione, pur immatura e fragile tenendo sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili”. Queste le motivazioni dei giudici che hanno portato la Corte di Assise a condannare a 24 anni e 3 mesi la giovane di 23 anni per l’omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e sepolto in giardino a Traversetolo. Chiara ha “tenuto una pluralità di condotte omissive che...sono chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo". Per l'omicidio del primogenito, nato a maggio 2023, è stata invece assolta. Chiara Petrolini, condannata per l'omicidio premeditato del secondogenito sepolto poi nel giardino di casa
“La decisione di causare la morte del bimbo era voluta e premeditata”
Le condotte omissive tenute da Chiara, inoltre, "non possono essere interpretate diversamente, perché risulterebbero prive di una logica anche elementare". Il comportamento dell'imputata "complessivamente considerato, durante la gravidanza, al momento del travaglio e dopo la nascita del figlio, rende evidente come la decisione di causare la morte dello stesso fosse stata voluta e premeditata, a maggior ragione se si considera l'esperienza vissuta con la prima gravidanza", scrive la Corte presieduta da Alessandro Conti.











