A lanciare il progetto che punta a una maggiore sovranità tecnlogica è stato Matteo Achilli, in passato definito "l'italian Mark Zuckerberg" e poi finito al centro di alcune inchieste giornalistiche
L’obiettivo era dimostrare che anche in Italia è possibile sviluppare un grande modello linguistico. Nel giro di pochi giorni, però, Emma, il chatbot lanciato dalla società italiana Egomnia, è finito al centro di un’ondata di meme e screenshot condivisi sui social, soprattutto su X, dove centinaia di utenti stanno pubblicando conversazioni con l’intelligenza artificiale e ironizzando sulle sue risposte.
La storia del progetto “Emma”
Il progetto dell’AI italiana è promosso dall’imprenditore Matteo Achilli, fondatore di Egomnia, era stato presentato come un primo passo verso una maggiore “sovranità tecnologica” italiana. Nelle ultime ore, però, il dibattito si è spostato quasi interamente sull’assurdità di alcune risposte di Emma.
Su X si moltiplicano gli screenshot di conversazioni in cui gli utenti chiedono all’AI domande volutamente assurde o provocatorie, mettendone in evidenza errori, allucinazioni e risposte considerate bizzarre. C’è chi la paragona ironicamente ai primi chatbot sperimentali, chi scherza sul fatto che rappresenti «l’AI più italiana possibile» e chi, invece, difende il progetto ricordando che si tratta di una tecnologia appena lanciata e destinata quindi a migliorare.










