Si fa presto a dire che per supportare l’innovazione digitale in Italia bisogna investire in connettività ultrabroadband. Ricavi e margini degli operatori, i principali artefici dei piani di infrastrutturazione nazionale, rimangono infatti al palo, limitando così le risorse da devolvere al potenziamento della rete. Ma quando si prova a invertire la rotta, agendo sulla leva del prezzo e tentando un riallineamento delle tariffe a quelle degli altri Paesi europei, si avvertono immediatamente i primi strali. Il paradosso è che il più delle volte le critiche provengono proprio dal cuore del settore, che continua a essere la causa principale dei propri mali.Il ricorso di Tim contro FiberCopPoche ore fa infatti Tim ha presentato ricorso d’urgenza ex art. 700 al Tribunale di Milano contro i nuovi listini di accesso alla rete di FiberCop, che prevedono aumenti sulla rete Fttc. In particolare, Tim chiede l’applicazione delle tariffe pattuite nel master service agreement del 2024 e la sottomissione del nuovo schema alla verifica ex ante Agcom.FiberCop ha risposto immediatamente precisando che “il ricorso di Tim non comporta alcun blocco della procedura pendente davanti ad Agcom per l’approvazione dei listini, né l’imposizione di condizioni economiche, la cui definizione rientra nella competenza esclusiva dell’Autorità. Si rappresenta inoltre che l’Msa sancisce, e non potrebbe essere altrimenti, che i prezzi regolati si applicano anche a Tim”. Si evidenzia infine che il tribunale di Milano ha già rigettato, in prima battuta, la richiesta di provvedimenti inaudita altera parte, “in quanto la ricorrente non ha motivato perché non possa servirsi dell’autotutela contrattuale”.Cosa prevede il nuovo listino FiberCopTra le finalità del nuovo listino FiberCop c’è quella di supportare gli investimenti previsti per il piano industriale 2024-2027: 10 miliardi di euro che serviranno a collegare oltre 20 milioni di unità immobiliari alla rete Ftth. Per comprendere l’entità dello sforzo, è sufficiente ricordare che negli ultimi 15 anni l’intero comparto delle Tlc ha speso 70 miliardi di euro in piani di infrastrutturazione sul fisso.La rimodulazione proposta ad Agcom, che dovrebbe dare il via libera entro settembre, fa seguito all’ottenimento di FiberCop dello status di operatore wholesale ai sensi dell’articolo 80 del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (articolo 91 nel Codice italiano): “Secondo i principi stabiliti dall’Autorità con la delibera 58/26, FiberCop ha l’obbligo non solo di applicare prezzi equi, ragionevoli e non discriminatori agli operatori che acquistano i propri servizi all’ingrosso, ma anche di favorire la migrazione dal rame alla fibra e l’adozione della connettività Ftth”, spiega Giovanni Moglia, chief regulatory affairs officer di FiberCop. “Il nuovo prezzo dei servizi in rame (che nel prossimo triennio dovrebbe passare, in base alla proposta fatta ad Agcom, a un massimo di 15 euro, ndr) sarà infatti valido solo laddove l’offerta Fttc conviva con quella Ftth, invogliando quindi gli utenti finali a migrare verso il servizio più veloce. Nel resto del territorio in cui è invece presente solo l’offerta Fttc, i prezzi resteranno invariati. Lo stesso vale per i servizi Ftth”.FiberCop ha inoltre aumentato i contributi per sostenere il costo industriale delle nuove attivazioni. Nell’ottica di non disincentivare l’entrata nella rete, però, è stato deciso di alzare la soglia della fee di disattivazione, in modo che nel momento in cui si passa a un’altra rete o al servizio Fwa, dal cliente si esige un contributo di 50 euro, contro i 9 euro richiesti precedentemente.Una crisi strutturale dovuta all’erosione dei ricaviSi tratta come detto di un tentativo di invertire la tendenza che contraddistingue i ricavi del mercato italiano delle telecomunicazioni, che negli ultimi 15 anni ha registrato una contrazione di circa il 30%, come conferma uno studio realizzato dalla stessa FiberCop in collaborazione con Arthur D. Little e di cui CorCom ha potuto visionare alcuni dati in anteprima.Secondo il report, che sarà pubblicato nelle prossime settimane, il comparto nel complesso è passato dai 42,2 miliardi di euro di ricavi registrati nel 2010 ai 28,8 miliardi del 2025. Il fisso ha in qualche modo tamponato le perdite, passando dai 20,2 miliardi del 2010 ai 18,3 miliardi dell’anno scorso. A partire dal 2023, del resto, si è osservata una ripresa della crescita, trainata dai servizi Ict rivolti alle imprese e veicolati soprattutto tramite la rete fissa, per l’appunto: tutte le società di telecomunicazioni stanno infatti concentrando gli sforzi su questo segmento, dove la richiesta di applicazioni evolute, a partire da quelle degli ambiti cyber e AI, rappresenta un importante driver di crescita.“Se si analizzano i valori corretti per l’effetto inflattivo, il quadro che emerge è quello di una crisi strutturale, dovuta all’erosione dei ricavi: la migrazione verso dati e servizi non offerti dalle telco ha generato una pressione competitiva che ha portato a una contrazione dei prezzi”, commenta Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little e autrice del rapporto. “Un ruolo importante è giocato anche da nuovi player nel fisso, in particolare le utilities energetiche, che stanno entrando nel mercato con offerte competitive”.Come se non bastasse, analizzando l’andamento dei prezzi rispetto all’indice dei prezzi al consumo, il report evidenzia che negli ultimi anni le altre utilities hanno recuperato l’inflazione aumentando i prezzi, mentre il settore delle Tlc rimane al di sotto dell’indice, con tariffe in riduzione nonostante un’inflazione crescente.I prezzi italiani fuori scala rispetto al benchmark europeoMa a concorrere all’erosione del valore della filiera c’è anche la crescita tutta italiana delle soluzioni mobile e soprattutto Fwa: circa il 30% delle famiglie della Penisola è mobile-only, un fenomeno che all’estero è praticamente sconosciuto. La quota Fwa sul broadband italiano è pari al 14%, trainato ancora una volta dai bundle con pacchetti di connettività praticamente illimitata proposti a prezzi bassissimi.D’altra parte, l’Italia ha i prezzi più bassi nel benchmark europeo analizzato dallo studio anche rispetto all’ambito wholesale. Le tariffe regolamentate dei servizi per la fibra Fttc e Ftth variano in media dai 19 ai 29,5 euro al mese. Basti pensare che se il nuovo listino FiberCop prevede – come anticipato – prezzi che variano dai 14 ai 15 euro, in Germania il prezzo di servizi confrontabili supera i 23 euro e in Uk i 21 euro. Più vicino il Belgio, ma sempre sopra i 15 euro. Per l’Ftth, invece in Italia i prezzi proposti da FiberCop variano tra i 13 e i 15 euro rispetto ai 54 euro della Germania, dei 35 euro del Belgio e dei circa 27 euro dell’Uk.In questo contesto, i margini retail vs wholesale italiani sono in linea con quelli dei Paesi europei analizzati nello studio, e sono caratterizzati da un moltiplicatore 2x.