Da alcuni giorni un gruppo Facebook dal nome “Meglio una di meno” (privato ma con oltre 53mila iscritti) è al centro di polemiche e segnalazioni per i suoi contenuti apertamente antifemministi e misogini. Il riferimento è a “Non una di meno”, storico slogan del movimento femminista contro la violenza di genere.

Dietro quella che potrebbe apparire come una semplice provocazione online emerge una rete di riferimenti ideologici che intreccia antifemminismo, retoriche anti-woke e ambienti conservatori e di estrema destra. Nella descrizione del gruppo, che appunto risulta privato, si legge che la piattaforma “è un’associazione che nasce con lo scopo di "educare tua figlia" e proteggere donne e bambini dal femminismo e dalla propaganda woke”.

Le giornaliste Jessica Perra e Delia Cascino, tra le prime a denunciare l’esistenza del gruppo nella newsletter Controluce, raccontano che la pagina ha acquisito questo nome solo di recente. Inoltre, esisteva anche una pagina legata al gruppo, più piccola, in precedenza pubblica ma al momento non più visibile. Guardando ai seguiti, “spuntano fuori account per insegnare agli uomini come ‘rimorchiare’ le donne, Pro Vita & Famiglia Torino, noti media/creator di estrema destra come Esperia, Galt Media e Fashowopinion”, ma anche “l’associazione conservatrice Turning Point USA fondata da Charlie Kirk, e l’unico politico italiano presente è Roberto Vannacci”, riportano Perra e Cascino.