«Meglio una di meno che una femminista di troppo». Conviene rileggere. Una di meno: una donna in meno. È il nome di un gruppo Facebook con 53.678 iscritti e di una pagina gemella curata da un'associazione che si dichiara nata a Torino. Lo scopo? “Educare tua figlia". E "proteggere donne e bambini dal femminismo e dalla propaganda woke”. La firma: “La verità non è odio”. E poi quel ™ appiccicato al nome. Non è un vezzo grafico. E' la prima dichiarazione d'intenti: l'odio che si fa brand. Il parere dell’avvocata Cathy La Torre -avvocata, scrittrice, founder e Ceo dello studio legale Wildside Legals, attivista, fondatrice di «Odiare ti costa» quella macchina la conosce. “In questo Paese abbiamo un problema di misoginia, non di misandria”, sottolinea. “Noi donne gli uomini non li ammazziamo, non li fotografiamo di nascosto, non sessualizziamo i loro corpi. La misoginia, invece, è ovunque”. Le prove le ha sulla scrivania. Solo nell'ultima settimana ha depositato due esposti: contro alcuni autisti Atm di Milano che si scambiavano foto di passeggere rubate alle telecamere di bordo e contro il fotografo Ray Banhoff, alias di Gianluca Gliori, che ha ritratto di nascosto “più di 4.000 donne” sotto le gonne poi rivendute come arte. “Non è street photography: è violazione del corpo, forse revenge porn. E non dimentichiamo altri casi come Mia moglie e Sesso e pastorizia".