Una pagina Facebook con oltre 53 mila iscritti si presenta come baluardo contro la cultura woke, ma tra post e commenti trovano spazio attacchi al femminismo, stereotipi misogini e dubbi sui femminicidi

@Facebook

In un reel una donna discetta sulla “femminilità vera” da esibire e sulla necessità di una complicità tra uomo e donna. In un altro, un tizio dice che secondo lui sono falsi i numeri dei femminicidi in Italia.

D’altro canto, cosa ci si può aspettare da un gruppo social che si chiama “Meglio una di meno che una femminista di troppo”? Una pagina che ha oltre 53 mila iscritti e promette di proteggere donne e bambini dalla propaganda woke.

Una faccenda che non può essere liquidata come una delle tante esagerazioni che popolano quotidianamente la rete: quando il nome di un gruppo richiama esplicitamente l’idea che una femminista in meno sia un bene, il confine tra opinione e incitamento all’odio diventa assai sottile.