La nuova Commissione Bicamerale Ecomafie ha deciso di riaprire il caso sulla nave dei veleni e la prima risposta da trovare è se la Cusky fu o meno demolita

Che esiti hanno dato le indagini per verificare la presunta demolizione della motonave Cunsky in India? Sul punto indagò sia la Procura distrettuale di Catanzaro, che la procura di Paola, dopo che la Bicamerale d’inchiesta sulle Ecomafie, presieduta all’epoca da Gaetano Pecorella, aveva sollevato determinati dubbi in merito. Ma, trascorsi più di 13 anni, ancora i calabresi e gli italiani non hanno notizie precise in merito. Auspichiamo, quindi – sapendo che lo scorso maggio, la nuova Commissione parlamentare sulle Ecomafie ha deciso di riaprire il caso delle cosiddette “navi a perdere” – che la bicamerale d’inchiesta nell’ambito della propria attività d’indagine intrapresa, tra le altre cose, dia risposta a questi due quesiti: la Cunsky fu demolita in India oppure no? E se non fu demolita nel territorio indiano, che fine ha fatto?

La vicenda della Cunsky, 17 anni fa, ebbe un’eco clamorosa, provocando timori e allarmi nella popolazione, nonché un danno d’immagine soprattutto all’area di Cetraro e del Tirreno cosentino. Per questo ora è giusto che pure questo ultimo tassello venga, finalmente, messo a posto.Fra il 2009 e il 2013, i magistrati che seguirono, anche questo specifico filone di una più ampia e complessa storia, erano il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, oggi a capo della Dda di Reggio Calabria, e il procuratore di Paola, Bruno Giordano, purtroppo deceduto nel 2018. Il mercantile Cunsky, ritenuto una delle cosiddette “navi a perdere” era passato alla ribalta delle cronache dopo le rivelazioni del pentito di ndrangheta Francesco Fonti, il quale, nei primi anni 2000, aveva dichiarato di aver fatto affondare l’imbarcazione al largo di Cetraro.