Natale De Grazia
La verità sommersa delle “navi a perdere” torna al centro dell’attenzione istituzionale. A oltre trent’anni dagli affondamenti sospetti nel Mediterraneo e dalla morte del capitano di fregata Natale De Grazia, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha deciso di riaprire un capitolo rimasto troppo a lungo sospeso tra omissioni, depistaggi e interrogativi senza risposta.Ad annunciarlo è stato Jacopo Morrone, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, durante la seduta del 12 maggio, dove ha comunicato l’avvio di un nuovo filone di approfondimento sulla vicenda concernente la morte del capitano Natale De Grazia, collegato alle indagini sui traffici illegali di rifiuti e sul fenomeno delle cosiddette “navi a perdere”.Non si tratta soltanto di una riapertura simbolica. La Commissione punta infatti a riesaminare un enorme patrimonio investigativo composto da atti parlamentari, documenti giudiziari, relazioni tecniche e nuove evidenze emerse negli ultimi anni.Le nuove tecnologie al servizio delle indaginiSul tavolo ci sono anche strumenti tecnologici che negli anni Novanta non esistevano: rilievi avanzati dei fondali marini, analisi satellitari e sistemi di mappatura subacquea che potrebbero consentire di individuare relitti mai identificati o verificare ipotesi rimaste finora prive di riscontri definitivi.Secondo Stefano Vaccari, capogruppo Pd nella Commissione, la decisione rappresenta “un passaggio importante e doveroso”.Vaccari ha sottolineato che si tratta di “una delle pagine più oscure della storia ambientale e giudiziaria del nostro Paese”, rispetto alla quale restano ancora troppi interrogativi irrisolti.Vaccari ha inoltre evidenziato la necessità di garantire trasparenza, e rendere pubblici gli atti non coperti “da reali esigenze di sicurezza nazionale e nuove attività d’indagine” che possano finalmente offrire risposte ai familiari delle vittime, ai territori coinvolti e all’opinione pubblica. In questo quadro si inserisce anche la posizione del senatore Nicola Irto (Pd), che sottolinea come il lavoro della Commissione rappresenti un passaggio cruciale: "È di grande rilievo che la Commissione parlamentare Ecomafie abbia scelto di avviare un nuovo approfondimento sulle navi a perdere, sui traffici illegali di rifiuti e sulla morte del capitano Natale De Grazia. La vicenda riguarda la tutela del Mediterraneo, il contrasto alle ecomafie e la credibilità delle istituzioni. Oggi permangono diversi interrogativi pesanti sui traffici internazionali di rifiuti tossici e sulle circostanze della morte di De Grazia, servitore dello Stato che aveva compreso la gravità del sistema criminale che stava emergendo". Per comprendere il peso di questa decisione bisogna tornare alla notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995.Chi era Natale De GraziaNatale De Grazia, ufficiale della capitaneria di porto di Reggio Calabria e figura chiave del pool investigativo coordinato dal magistrato Francesco Neri, stava viaggiando verso La Spezia. Non era una trasferta ordinaria: il capitano era considerato uno dei pochi investigatori capaci di interpretare documenti tecnici e registri navali legati all’inchiesta sulla motonave Rigel, il cargo affondato nel 1987 al largo di Capo Spartivento e sospettato di trasportare rifiuti tossici.Quel viaggio avrebbe dovuto restare riservato. Invece si concluse improvvisamente a Campagna, nel Salernitano. Dopo una sosta per cena, De Grazia accusò un malore e morì poche ore dopo. Aveva soltanto 39 anni. Per anni la versione ufficiale parlò di morte naturale, attribuita a un arresto cardiaco improvviso. Col passare del tempo, però, emersero incongruenze che alimentarono dubbi sempre più profondi.Nel 2013 una nuova consulenza medico-legale richiesta in sede parlamentare ipotizzò una possibile “causa tossica” del decesso. A rendere ancora più inquietante il quadro furono alcune fotografie del corpo, riemerse tardivamente negli atti, che mostravano tumefazioni al volto considerate da diversi osservatori incompatibili con una morte improvvisa priva di violenza.La vicenda di De Grazia si intreccia con una delle ipotesi criminali più controverse della storia italiana recente: quella delle “navi dei veleni”.Secondo investigatori e associazioni ambientaliste, per anni un sistema illecito avrebbe consentito lo smaltimento clandestino di rifiuti tossici e radioattivi attraverso l’affondamento di mercantili carichi di materiali pericolosi nel Mediterraneo e in altri mari del mondo.Le stime elaborate dalla Direzione investigativa antimafia tra gli anni Novanta e Duemila parlavano di centinaia di imbarcazioni scomparse in circostanze sospette.I relitti sospetti e i traffici internazionaliAlcuni relitti — tra cui le navi Rosso, Marco Polo e Nicos I — sono stati indicati in numerosi dossier come possibili tasselli di una rete internazionale di traffici illeciti che avrebbe coinvolto organizzazioni criminali, intermediari economici e interessi transnazionali. La complessità della vicenda ha contribuito negli anni ad alimentare sospetti, polemiche e richieste di ulteriori approfondimenti giudiziari.Tra le realtà che più hanno insistito sulla necessità di mantenere alta l’attenzione c’è Legambiente, che già negli anni Novanta denunciava l’esistenza di traffici di rifiuti radioattivi collegati a presunte discariche abusive nell’Aspromonte.Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha accolto positivamente la decisione della Commissione parlamentare, affermando che “ora si affermi verità e giustizia”.Secondo Ciafani, non si tratta soltanto di onorare la memoria di De Grazia, ma anche di affrontare “un rischio grave per l’ambiente e per la legalità che persiste ancora oggi”.Il caso arriva anche in EuropaL’associazione ambientalista ha recentemente portato il caso anche in sede europea. Lo scorso marzo, a Bruxelles, Legambiente ha presentato una serie di proposte alle istituzioni comunitarie chiedendo il coinvolgimento della Commissione Envi del Parlamento europeo e l’acquisizione della documentazione sugli affondamenti sospetti.Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, ha ricordato che “sono diversi gli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo su cui mancano ancora risposte”.A distanza di decenni, il Mediterraneo continua così a custodire un archivio sommerso di misteri irrisolti. Relitti dispersi, registri incompleti, testimonianze contraddittorie e morti mai chiarite compongono una trama che attraversa criminalità organizzata, traffici internazionali e interessi economici enormi.La nuova inchiesta parlamentare nasce con l’ambizione di rompere definitivamente quel silenzio. E forse, per la prima volta dopo molti anni, di capire se la morte di Natale De Grazia sia stata davvero soltanto una tragica coincidenza.








