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Ultimo aggiornamento: 8:08
L’ombra dei depistaggi e della corruzione si allunga su un disastro semidimenticato: il naufragio dell’Euroferry Olympia, nave della compagnia Grimaldi, affondata tre anni e mezzo fa nei pressi dell’isola di Corfù. Nell’incidente morirono almeno 11 degli oltre 300 passeggeri, ma il numero di vittime potrebbe anche essere più alto perché secondo le indagini a bordo viaggiava un numero imprecisato di clandestini, oltre che rimorchi pieni di merci pericolose.
In questi ultimi giorni la Procura di Roma ha notificato una richiesta di rinvio a giudizio per 17 persone, accusate a vario titolo di incendio e naufragio: reati che per i pm non sono semplicemente colposi, ma sarebbero dolosi. Gli ufficiali – a partire dal comandante Vincenzo Meglio – sono infatti accusati di aver volutamente fatto divampare le fiamme, di non aver adottato le norme di sicurezza previste, e di aver nascosto ai soccorritori informazioni fondamentali. Ma c’è di più. Per aver mentito ai magistrati, sul caso è aperta una doppia inchiesta in Italia e in Grecia, otto membri dell’equipaggio sono indagati per depistaggio. Un alto dirigente e un consulente della compagnia armatoriale italiana sono indagati per corruzione internazionale, perché avrebbero provato a corrompere autorità greche con biglietti di manifestazioni sportive. E tra gli indagati, a sorpresa, compare anche l’amministratore delegato della Grimaldi Euromed Spa, Diego Pacella, perché avrebbe tentato di cambiare bandiera alla nave, per poi farla smaltire in Turchia, fuori dal perimetro legislativo europeo.






