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17 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:08
Nelle ore immediatamente successive al naufragio dell’Euroferry Olympia, con i soccorritori che stavano ancora identificando i morti, secondo la Procura di Roma c’era già chi pensava a depistare le indagini. Mentre a Corfù i magistrati greci cominciavano a sentire come testimoni i membri dell’equipaggio, la Grimaldi – compagnia italiana proprietaria della nave – aveva inviato un suo legale sul posto, “l’avvocato Lauro di Napoli – scrivono gli inquirenti – insieme a due dirigenti” della compagnia: “Anziché chiederci come stavamo, ci ha raccomandato cosa dire alla capitaneria. Ci ha detto di non riferire all’autorità greca che non funzionava l’allarme; di non riferire che non funzionava il codice di accesso al garage; di non riferire che l’incendio era partito dal garage 2 e che dovevamo dire che era partito dal numero 3. Credo che queste indicazioni le desse per conto della Grimaldi”.
A raccontarlo ai pubblici ministeri italiani è un supertestimone. Si chiama Gianni Nasole, ha 50 anni, è originario di Taranto, ed era imbarcato come tubista. Le sue clamorose dichiarazioni – respinte dalla compagnia che si dice certa che le persone coinvolte chiariranno perché si tratta di “comportamenti incompatibili con la nostra cultura della legalità” – aprono uno squarcio inedito sul naufragio, avvenuto la notte del 18 febbraio 2022, quando il traghetto Igoumenitsa-Brindisi, che trasporta oltre 300 persone, prende fuoco nelle acque greche: nel disastro muoiono almeno 11 persone. Nasole si presenta agli investigatori solo un anno e mezzo dopo la strage, l’11 luglio del 2023, dopo che in decine di interrogatori il comandante e i suoi uomini avevano fornito versioni che, lette oggi, erano esattamente quelle richieste in quelle prime ore dagli uomini inviati in Grecia dalla società armatrice: “Oltre all’avvocato – ricorda il supertestimone – c’era il comandante, il primo ufficiale e il nostromo, che concordavano con lui le cose da non riferire. Voglio precisare che queste indicazioni ci venivano date in modo minaccioso, sostanzialmente dicendoci che non ci avrebbe più fatto lavorare”.








