Mentre il Parlamento introduceva il reato di femminicidio, decine di penaliste (accademiche) firmarono un appello per dire: fermiamoci, saranno pasticci, questo è populismo. La cosa durò, sui giornali, lo spazio di un titolo controcorrente. Che fine hanno fatto? Saranno mica diventate, nel frattempo, amiche di quel Vannacci che la spara ogni giorno più grossa? Certo che no. Ecco Valeria Torre, università di Foggia: «Questo reato è fumo negli occhi. Non inciderà sul numero dei casi, e non agisce sul contesto, su un sistema distorto per cui le donne sono svantaggiate ovunque, sul lavoro, in politica, a casa».

Vannacci nega tutto questo, o meglio dice: uomini e donne sono uguali, ugualissimi, e questo reato è un’aberrazione giuridica. Quanto all’asimmetria tra i generi – che mica può negare, sta lì – è solo un problema di merito personale, secondo la solita tesi di Giorgia Meloni & Co. Torre osserva poi che alcuni termini scelti per circoscrivere il reato appartengono più alla sociologia che al diritto.Una vaghezza che inizia ad arroventare l’aria dei tribunali. Prendete il tale che in Liguria voleva uccidere la moglie dedita alla prostituzione su OnlyFans: per il giudice non è stato un tentato femminicidio perché assenti l’“odio di genere” e il “controllo sistemico”, condizioni che definiscono il reato. Capito, presto ne vedremo di pessime.