Dieci anni fa, era il giugno 2016, Uljan Sharka cominciava a lavorare alla sua startup che voleva far parlare le aziende con i loro dati. Esattamente dieci anni dopo la Commissione europea ha scelto quella società (che allora si chiamava iGenius e un anno fa è stata ribattezzata Domyn) per affrontare una sfida epocale: costruire il modello di intelligenza artificiale open source più ambizioso mai finanziato da Bruxelles, capace di parlare tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione. Domyn è stata, infatti, scelta per guidare il consorzio Europa, unico vincitore della Frontier AI Grand Challenge, la competizione lanciata dalla commissione europea per cercare di ridurre il gap con Cina e Stati Uniti.Tra quei due punti — un founder che nel 2016 prometteva di “democratizzare i dati aziendali” e che nel 2026 viene chiamato a dimostrare che l’Europa può costruire AI di frontiera senza dipendere da giganti tecnologici esterni — c’è una traiettoria che vale la pena raccontare. Perché non è la storia di un’azienda che ha avuto un’idea giusta e l’ha eseguita. È la storia di un imprenditore lungimirante e tenace, che parlava di AI già 10 anni fa, forse troppo presto, e che ha cambiato tre volte la propria azienda, sempre attorno alla stessa convinzione: chi usa l’intelligenza artificiale deve poterla controllare, non subirla.Indice degli argomenti
Uljan Sharka, l'imprenditore che guida la sfida europea dell'AI - Economyup
Dieci anni dopo aver fondato iGenius per insegnare alle aziende a "parlare" con i propri dati, Uljan Sharka con Domyn guida il consorzio scelto dalla Commissione europea per costruire il modello AI di open source nelle 24 lingue dell'Unione. La sua visione, i cambiamenti che ha fatto e la sfida che lo attende









