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«Abahambe», «devono andarsene», urlano nelle piazze i cittadini sudafricani durante i cortei di protesta organizzati in tutto il Paese che si susseguono da svariati mesi. L’immigrazione di massa viene ritenuta responsabile dell’insicurezza nel Paese, del deterioramento del mercato del lavoro e del saccheggio del welfare. A manifestare non sono i bianchi ormai costretti a vivere in fattorie e quartieri blindati, ma movimenti guidati da neri. «Se camminate per le strade, vedrete che si appropriano degli edifici. C’è droga. C’è prostituzione. Ci sono mafie. Insomma, questo Paese è terreno fertile per la proliferazione dei criminali», ha tuonato Jacinta Ngobese-Zuma, fondatrice di “March and March”. Tshepo Mposula, esponente del partito ActionSA, ha dichiarato: «Le persone devono entrare legalmente e, una volta qui, devono rispettare le nostre leggi ma il governo non sta affrontando adeguatamente queste problematiche».

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Nel Sudafrica post Mandela, con l’aumento delle tensioni sociali, si stanno diffondendo anche gli episodi di xenofobia. La notizia però è stata pressoché ignorata dai media italiani. I manifestanti parlano di una vera e propria “invasione” di immigrati. Secondo Statistics South Africa, nel Paese, vivono circa 3,3 milioni di stranieri, il 5,1% della popolazione, ma il numero esatto di irregolari resta sconosciuto e oggetto di stime contrastanti. Dall’inizio del 2026, in seguito alle proteste, il Dipartimento degli Affari Interni ha intensificato i controlli con oltre 40 mila arresti per violazioni della legge sull’immigrazione. Seppur condannando gli episodi di xenofobia e di giustizia sommaria ai danni dei cittadini stranieri, il presidente Cyril Ramaphosa ha annunciato una linea dura contro l’immigrazione irregolare che si sostanzierà in cinque punti: rifiuto della richiesta di asilo per chi ha attraversato in precedenza Paesi sicuri, restringimento delle quote per la naturalizzazione, identità digitale per gli stranieri, pene severe per chi assume irregolari e lotta alla corruzione nei controlli di frontiera. Peraltro, è in corso anche l’operazione “New Broom”, che prevede la demolizione di strutture abusive occupate da stranieri. Per rafforzare il sistema contro l’immigrazione clandestina, verranno introdotte tecnologie all’avanguardia, tra cui un registro biometrico della popolazione, e l’istituzione di tribunali speciali per accelerare le espulsioni.