Mentre in Europa, e non solo, le bandiere arcobaleno hanno sfilato in varie città, sfidando non solo il pregiudizio ma anche temperature proibitive, lo stato che ha fatto delle proprie diversità geografiche, linguistiche ed etniche uno dei suoi stemmi distintivi, sino a essere conosciuto come lo Stato arcobaleno, affronta spinte xenofobe crescenti che pongono a rischio la propria stabilità. All’approssimarsi del 30 giugno, data alla quale il movimento, che si autodefinisce apolitico, “March and March” ha invitato gli immigrati a lasciare il paese, sono sempre più quelli provenienti dallo Zimbabwe, Malawi, Mozambico e Nigeria che varcano le frontiere o cercano rifugio presso i consolati. Una situazione esplosiva se si pensa alla violenza e alla ferocia che caratterizzano gli scontri sociali in molti stati africani (rimanendo nel paese, nel 2021 le rivolte promosse a seguito dell’arresto del precedente presidente Zuma portarono a saccheggi generalizzati con un conto di 354 morti ufficialmente registrate).

Del resto si sono già registrate alcune uccisioni legate alle recenti manifestazioni anti-immigrati (a Pietermaritzburg e a Johannesburg) e sebbene la leader di “March and March”, Jacinta Ngobese-Zuma, abbia escluso che il movimento faccia ricorso alla violenza, ha avvertito che se la situazione dovesse sfuggire di mano la responsabilità sarà del governo.