Il 30 giugno era scritto come un ultimatum sui muri del Sudafrica da settimane: entro quel giorno i migranti irregolari dovevano andarsene fuori dal Paese, altrimenti avrebbero provveduto loro. La firma era di due gruppi che si definiscono vigilantes, Operation Dudula e March and March. In molti si aspettavano manifestazioni violente che per fortuna non ci sono state, la maggior parte delle marce sono state pacifiche secondo fonti ufficiali (108 su 120 secondo polizia), ma è arrivato qualcosa che dura di più.
Le proteste ci sono state. A Johannesburg e a Durban qualcuno è stato colpito da colpi di arma da fuoco, alcuni migranti sono stati buttati fuori di casa dai dimostranti. Gli arrestati sfiorano il migliaio, solo che dentro quella cifra ci sono anche i migranti irregolari, e quanti fossero gli uni e quanti gli altri non lo ha spiegato nessuno. Il fantasma del 2008, quando la caccia allo straniero lasciò a terra più di sessanta persone e costrinse alla fuga folle intere, è rimasto sospeso.
Poi, ancora prima che i cortei si svuotassero, l’annuncio. March and March tornerà in strada ogni giovedì. Da qui a novembre, quando si vota per le amministrative nelle città più grandi. Lo ha detto Jacinta Ngobese Zuma, leader di March and March, davanti a una folla: non ci fermeremo, finché non se ne saranno andati tutti.







