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Il principale movimento che in Sudafrica sta guidando le proteste violente contro l’immigrazione delle ultime settimane sostiene di non voler avere nulla a che fare con la politica. Le sue richieste però stanno monopolizzando la campagna elettorale per le elezioni amministrative di novembre, che saranno una prova importante per il governo: sono le prime dalle politiche del 2024, che per la prima volta in trent’anni hanno portato a un governo di coalizione e tolto la maggioranza assoluta al partito che guidò la lotta all’apartheid, il periodo di violenta segregazione razziale imposto tra il 1948 e il 1994 dai sudafricani bianchi, discendenti dei colonizzatori europei.

Il movimento in questione si chiama “March and March” e la sua leader Jacinta Ngobese-Zuma ha detto di aver ricevuto offerte per entrare in vari partiti, ma non ha specificato quali e ha detto comunque di averle rifiutate tutte. Ha detto di non avere intenzione di trasformare il movimento in un partito vero e proprio e di non avere ambizioni politiche personali. Ha negato anche di ricevere finanziamenti dai partiti e, insomma, non vuole essere collegata alla politica in alcun modo: «Non posso entrare nel sistema se lo voglio combattere», ha detto.