Le telecomunicazioni non sono più un comparto verticale che parla soltanto a sé stesso, ma un’infrastruttura abilitante per l’intera economia digitale. È questa la visione delineata da Laura Di Raimondo, direttrice di Asstel, intervistata da Federica Meta, direttrice di CorCom, nel corso della nuova edizione di Telco per l’Italia.Al centro del confronto il tema della sostenibilità dell’ecosistema delle telecomunicazioni, intesa non soltanto come equilibrio economico-finanziario del settore, ma come capacità di sostenere la trasformazione digitale del Paese attraverso investimenti, competenze e una chiara strategia industriale.Indice degli argomenti

Reti come pilastro della politica industriale digitaleRegole simmetriche per competere in un mercato in trasformazioneCompetenze digitali, orientamento e formazione continuaIl contratto nazionale come leva industrialeReti come pilastro della politica industriale digitaleSecondo Di Raimondo, il settore sta attraversando un cambio di paradigma che porta a superare una lettura delle telecomunicazioni come filiera autonoma e separata dal resto del sistema produttivo. “Non raccontiamo più il settore come fine a sé stesso”, ha spiegato, evidenziando come la direzione intrapresa sia quella di una vera e propria politica industriale digitale, in linea con l’evoluzione del dibattito europeo.Le reti di telecomunicazione, ha sottolineato, sono oggi a tutti gli effetti “reti del digitale”, infrastrutture sulle quali si sviluppa l’intera economia connessa. In questo scenario, i temi della sicurezza, dell’autonomia tecnologica e della sovranità digitale assumono una rilevanza crescente sia a livello nazionale sia comunitario. La sfida non riguarda quindi soltanto gli operatori del comparto, ma l’intero sistema economico, sempre più dipendente dalla qualità e dalla resilienza delle infrastrutture di connettività.Regole simmetriche per competere in un mercato in trasformazionePer la direttrice di Asstel, una delle principali sfide da affrontare è quella regolatoria. Il mercato delle comunicazioni elettroniche si è ampliato e trasformato rapidamente, con l’ingresso di nuovi attori e nuovi modelli di business. In questo contesto, la richiesta è quella di un quadro normativo caratterizzato da maggiore simmetria e stabilità.“Dobbiamo avere regole uguali per tutti”, ha affermato Di Raimondo, sottolineando come la rapidità dei cambiamenti tecnologici renda il tempo di reazione un vero e proprio fattore industriale. La conclusione della fase più intensa degli investimenti legati al Pnrr, inoltre, apre una nuova stagione che richiede una visione di lungo periodo. Una prospettiva che non può prescindere dalle dinamiche geopolitiche e dal ruolo strategico che le telecomunicazioni svolgono nel supportare tutti gli altri settori produttivi.Competenze digitali, orientamento e formazione continuaTra i temi affrontati anche quello delle competenze, alla luce dei dati che continuano a collocare l’Italia nelle retrovie europee per disponibilità di specialisti ICT.Per Di Raimondo il tema non può più essere considerato una sfida futura, ma una priorità attuale. Da un lato occorre “rafforzare le attività di orientamento per ridurre il divario tra domanda e offerta di professionalità digitali”; dall’altro è necessario “rendere la formazione continua un elemento strutturale della vita lavorativa”. “Orientare e formare devono andare di pari passo”, ha spiegato, evidenziando il ruolo delle imprese nel raccontare ai giovani le opportunità professionali offerte dalla trasformazione digitale.Ma particolare attenzione va anche al coinvolgimento delle ragazze nei percorsi Stem e alle iniziative portate avanti nell’ambito di Repubblica Digitale, con l’obiettivo di contribuire alla diffusione delle competenze tecnologiche. “Le competenze a tutti gli effetti sono una leva economica”, ha ribadito la direttrice di Asstel.Il contratto nazionale come leva industrialeL’intervista ha toccato anche il tema del rinnovo del contratto collettivo delle telecomunicazioni e del suo ruolo nel sostenere l’evoluzione del settore. Per Asstel il contratto rappresenta uno strumento di politica industriale, capace di accompagnare l’innovazione organizzativa e professionale necessaria per affrontare le sfide future.Tra gli elementi più significativi, l’introduzione di nuove aree professionali e di una revisione dell’architettura delle competenze, pensata per rispondere ai cambiamenti tecnologici e ai nuovi modelli di business. “Il settore vuole essere protagonista e architetto della politica digitale europea e italiana”, ha osservato Di Raimondo, ricordando come la filiera abbia continuato a investire sia nell’evoluzione delle competenze sia nella qualità del lavoro e nella valorizzazione delle persone anche nelle fasi più difficili dal punto di vista economico.Una trasformazione che, nelle intenzioni di Asstel, passa dalla capacità di coniugare innovazione, occupazione qualificata e sostenibilità industriale, contribuendo alla costruzione della competitività digitale del Paese.