VIGEVANO. C’è un equilibrio tra la voglia dei giovani di divertirsi e l’esigenza dei residenti in alcune zone del centro di poter riposare? La domanda dura da decenni e ha coinvolto prima via Rocca Vecchia, poi via Giorgio Silva, via del Popolo e ora si ritorna in via Rocca Vecchia. Dopo l’ultimo festival organizzato in Cavallerizza, è partita una petizione online sulla piattaforma Change che martedì aveva raccolto 222 firme. Il testo è rivolto a sindaco, giunta e organi di competenza. «I cittadini sottoscritti – vi si legge – esprimono profonda preoccupazione per il progressivo deterioramento della vivibilità nel centro storico di Vigevano, causato dal diffuso inquinamento acustico notturno. Negli ultimi tre anni, l'intensificarsi di eventi musicali e delle attività dei locali della movida ha superato la soglia di tollerabilità, compromettendo il diritto al riposo dei residenti e il decoro dell'area urbana. Nello specifico, le manifestazioni di grandi dimensioni ospitate in Cavallerizza – incluse quelle svoltesi nel mese corrente – hanno registrato emissioni sonore e vibrazioni ad alto impatto prolungatesi fino alle ore 02.30: tale situazione causa gravi disagi fisici e inficia la qualità della vita dei cittadini». Poi la petizione elenca le richieste: limitazione a mezzanotte per la musica, controlli appropriati e «la salvaguardia della vivibilità del centro di Vigevano». Come è detto, però, il problema non è nuovo. A rispondere alla petizione e ad alcune polemiche sorte per l’Urlo Festival dello scorso fine settimana è l’associazione l’Urlo di Vigevano. Formata da ragazzi che cercano di organizzare musica, eventi ed esposizioni sfruttando i contenitori del centro: a giugno in Cavallerizza; a settembre in castello. «La questione non è più se il festival sia stato rumoroso – ribattono gli organizzatori - Che valore attribuiamo a tutto questo? Perché il dibattito che si è aperto in questi giorni sembra costruito attorno a una serie di alternative che ci paiono sbagliate. Come se si dovesse scegliere tra scuole e festival, tra lavoro e festival, tra cultura e festival, tra giovani responsabili e festival. Come se il valore di un'iniziativa culturale dovesse essere misurato esclusivamente dal disturbo che produce e non da ciò che lascia alla città». Oltretutto, dal punto di vista formale non ci sono stati intoppi. «L'evento – proseguono dall’Urlo di Vigevano – si è svolto nel rispetto delle autorizzazioni e delle prescrizioni ricevute dagli enti competenti. Allo stesso modo, nessun danno è stato arrecato alle strutture storiche che hanno ospitato la manifestazione. Anche sul tema del decoro, riteniamo opportuno distinguere tra percezioni e fatti. Ogni mattina l'area veniva ripulita prima dell'apertura al pubblico. I sacchi dei rifiuti temporaneamente presenti nell'area di raccolta predisposta per il festival si trovavano nello spazio destinato alla raccolta dei rifiuti prodotti dagli eventi che si svolgono in Cavallerizza». Nel frattempo il Polo Laico, per esempio, ha scelto di stare dalla parte degli organizzatori dell’evento, che chiosano un po' preoccupati: «Spesso sentiamo dire che a Vigevano non c’è nulla per i giovani. Poi, quando qualcuno prova a costruire qualcosa, il rischio è che venga giudicato esclusivamente per il fastidio che produce e non per il valore che genera».