Di: Telegiornale-Fabio Storni/ARi Con il prolungarsi della canicola, in Svizzera, l’attenzione si focalizza anche sulla protezione della salute dei bambini. In molti cantoni della Svizzera tedesca, l’anno scolastico non è ancora terminato e ora, di fronte a temperature nelle aule che hanno raggiunto anche i 42 gradi, esperti e mondo politico chiedono regole più chiare.Il caldo ha stretto la sua morsa su tutta la Svizzera tedesca e si fa sentire molto all’interno degli edifici scolastici. La scuola e la salute degli allievi sono così finite al centro del dibattito in vari cantoni della Svizzera tedesca.Patrick Hetzel, responsabile per la sostenibilità dell’Associazione dei pediatri di base, è stato fra i primi a suonare il campanello d’allarme. “Per i bambini il caldo è più pericoloso che per gli adulti sani: sono una categoria a rischio per malattie legate al caldo”, rammenta lo specialista, spiegando che i ragazzi “non riuscendo a sudare bene, hanno una termoregolazione limitata”. Si muovono tanto, aumentando così ancora la temperatura corporea, col risultato che “si stancano e hanno difficoltà d’apprendimento”.I pediatri denunciano quindi una scarsa presa di coscienza del tema, anche da parte delle autorità. “Si deve anzitutto riconoscere che il problema esiste e che il caldo nelle scuole è pericoloso”, afferma Hetzel, sottolineando che “la prima cosa da fare è monitorare le temperature, sempre, in ogni aula scolastica”. Gli esperti criticano la mancanza di piani d’azione contro il caldo nelle scuole: attualmente meno della metà dei cantoni ne ha uno. La RSI ha quindi contattato le autorità di diversi Cantoni per chiedere prese di posizione su questi temi, ma nessuno ha inteso esprimersi. Intanto in Argovia il malcontento si trasforma in azione politica. Un gruppo di deputati di vari partiti esige così dall’Esecutivo una linea più chiara. “Ci vuole più libertà decisionale per i Comuni ed un quadro legale chiaro, che oggi mancano”, dice Stefan Dietrich, parlamentare cantonale del PS e docente. Si tratta di permettere ad esempio ai comuni di chiudere le scuole, se fa troppo caldo, cosa che attualmente non è prevista dalla legge cantonale. Concretamente, spiega, “si potrebbero lasciare a casa gli allievi di terza o quarta media, con dei compiti da svolgere”, oppure “organizzare lezioni in remoto” come durante la crisi pandemica. E se a scuola c’è invece più spazio, si potrebbero “poi usare solo le aule meno calde”.Mandare i bambini a casa “è un passo dovuto se le scuole non sono pronte a gestire la canicola, perché diventa davvero pericoloso”, afferma Hetzel. Ma a medio termine si tratterà anche di inquadrare soluzioni come l’ombreggiamento o il raffreddamento degli edifici. “Sono lavori complessi. Ci vogliono risorse. Ma senza sarà impossibile adattarsi ai mutamenti climatici”, conclude il pediatra. Soprattutto se la scuola dura fino a metà luglio e riprende poi già nella prima metà di agosto.