Lo stato di avanzamento degli interventi, finanziati tra 2019 e 2024 e inseriti su Rendis (repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, la piattaforma gestita da Ispra e Mase che monitora le opere di prevenzione del rischio, ndr) per le Marche, conferma quanto si rileva a livello nazionale sull’eccessiva durata media delle fasi di attuazione (cinque anni): risulta concluso solo il 18% degli interventi ammessi a finanziamento. Lo mette nero su bianco la Corte dei Conti delle Marche nella "Ricognizione sulla gestione degli interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico nella Regione Marche", delibera 129 del 25 maggio, inviata al presidente della giunta regionale, a quello del Consiglio regionale e ai revisori dei conti. Per la cronaca, fa di conto la sezione regionale di controllo, tra il 2021 e il 2025 nelle Marche sono arrivati fondi statali per 319 milioni (fonte Rendis), circa un terzo dei quali contro le alluvioni, 50 milioni dal Fesr e altri 25,8 dal Pnrr per fare fronte al "dissesto di ogni tipo (alluvioni, frane, valanghe, erosione)". Ma a quanto pare i cantieri procedono col freno a mano tirato, anche quando le procedure – almeno nella testa del lesiglatore – sono semplificate e dovrebbero viaggiare più spedite. Dovrebbero, appunto. Ma ad esempio "dalla movimentazione degli ultimi tre anni della contabilità speciale del commissario di governo (per il contrasto al dissesto, in questo caso è il governatore, ndr)", scrivono nell’istruttoria i magistrati contabili, risulta che "il rapporto tra disponibilità (finanziamenti, ndr) e uscite (pagamenti, ndr) va dal 12,8% del 2023 al 10,3% del 2025", col picco del 22,4% nel 2024. È la burocrazia italiana, bellezza, che si muove con la rapidità di un pachiderma.
Lavori anti frane e alluvioni. Sos della Corte dei Conti: "In 5 anni finito solo il 18%"
Dissesto, la ricognizione sugli interventi di prevenzione dal 2019 al 2024 "Finanziamenti disponibili, ma spesa ostacolata da lentezze burocratiche".







