Il generale Bruno Bartoloni, guida il comando interregionale per l’Italia Centro-Settentrionale (Toscana, Emilia-Romagna e Marche)Firenze, 25 giugno 2026 – ll motto ‘Nella tradizione il futuro’ descrive in modo chiaro l’essenza e la proiezione della Guardia di Finanza. Il Corpo, che ieri ha festeggiato i 252 anni della sua fondazione, forse più delle altre forze di polizia, ha a che fare con fenomeni criminali in continuo mutamento e per questo deve essere in grado di innovarsi, senza però snaturarsi. Ne abbiamo parlato con il generale Bruno Bartoloni, alla guida del comando interregionale per l’Italia Centro-Settentrionale (Toscana, Emilia-Romagna e Marche).

Generale, è il 25° anniversario della rimodulazione in polizia economico-finanziaria. Com’è cambiata la vostra attività?

“La Guardia di Finanza è diventata un’organizzazione capace di operare a protezione dei bilanci pubblici, sia per le entrate quanto per le spese, e dei mercati, tutelando cittadini e imprese. Oggi svolge una funzione delicata: deve salvaguardare i cittadini e vigilare l’aspetto economico finanziario della sfera pubblica”.

Come si traduce sul campo?

“All’attività di controllo del territorio si è aggiunta una costante analisi dei rischi volta alla ricerca dei fenomeni che attraversano le nostre regioni. Anche se in Toscana, Emilia-Romagna o Marche alcune organizzazioni criminali non hanno i loro quartier generali, è indubbio che per tali consorterie si tratti di territori ricchi e interessanti sia per riciclare i loro capitali, sia per commettere reati di natura economica. Si tratta di un assetto economico illegale e invisibile”.