Nel resoconto annuale della Guardia di Finanza c’è un’espressione che colpisce il lettore non abituale: «obiettivo identitario», cioè lotta contro evasione, elusione, frodi fiscali. E ogni volta l’obiettivo identitario è un referto sulle condizioni legali e civili di una comunità. Nei primi mesi 2026 e per l’intero 2025, la Gdf ha eseguito circa un milione di interventi e, per quanto riguarda evasione, elusione, frodi fiscali, ha svolto 15.868 indagini di polizia giudiziaria che hanno portato a 20.439 denunciati per reati tributari (di cui 223 arresti) e sequestri per un valore totale di 4,7 miliardi di euro che vanno sommati al miliardo di euro di crediti d’imposta – i cosiddetti bonus – per l’edilizia e per l’energia che inquinavano le casse pubbliche perché inesistenti.Come sempre il resoconto annuale della Guardia di Finanza è pieno di cifre e dati, di fenomeni che minano le fondamenta della Repubblica (lavoratori sfruttati), di fenomeni che si ripetono massicciamente dalla pandemia (i già citati crediti fiscali), di fenomeni che ci raccontano di quanto rapidamente la criminalità approfitti dell’innovazione tecnologia (criptovalute). Il comandante generale Andrea De Gennaro ne parla diffusamente con L’Espresso di questi fenomeni che mescolano nuovi e vecchi metodi e condensano nuove e vecchie epoche che impongono ai finanzieri di aggiornarsi, sempre, di correre veloci, comunque.In occasione del 252° anniversario della fondazione della Gdf che ha scelto Foggia per il suo “villaggio”, perché i luoghi reali, e i significati di questi luoghi, battono sempre il virtuale, ci si può concedere una breve pausa per riassumere i tre anni e mezzo di De Gennaro che, dopo la proroga semestrale voluta dal governo Meloni, scadono esattamente il 31 dicembre 2026: «La nomina a comandante generale ha rappresentato senza dubbio il coronamento di oltre 45 anni di servizio. Ho interpretato la decisione del governo di prorogare di alcuni mesi il mio mandato come un segno di stima e considerazione. Per parte mia, in questi tre anni mi sono impegnato per cercare di garantire efficienza nelle attività operative e armonia nel lavoro. Posso esprimere soddisfazione per i risultati conseguiti».Sui crediti d’imposta De Gennaro, che era già il comandante in seconda durante il periodo di Giuseppe Zafarana, si è ritrovato nel bel mezzo della caccia alle truffe contro lo Stato. Non ci sono classifiche di reati più o meno sgradevoli, ma sperperare /rubare denaro pubblico stanziato per risollevare l’economia dopo la pandemia è davvero molto fastidioso, molto sgradevole. Da quando si è posto il limite alle cessioni dei crediti d’imposta (novembre 2021) al mese scorso di maggio, la Gdf ha sequestrato bonus edilizi fittizi per circa 10 miliardi di euro e ha segnalato all’Agenzia delle entrate, attivando il dispositivo di allerta preventiva, crediti non spettanti o inesistenti per oltre 4,2 miliardi di euro per evitare le “compensazioni” con i debiti tributari, dunque per evitare che con crediti falsi si saldassero debiti veri.Gli oltre 4,2 miliardi di euro “bloccati” non si riferiscono soltanto ai bonus edilizi, ma anche ad altre agevolazioni previste con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La casistica è ampia e varia: lavori edilizi non avviati, lavori edilizi non effettuati, lavori edilizi non compatibili, cessioni a catena dei crediti, cartiere per disperdere le tracce.Appena due settimane fa, a dimostrazione che gli effetti non si sono esauriti, la Gdf di Siracusa ha sequestrato circa 560 milioni di euro di crediti fittizi del “superbonus 110” generati da 60 società dislocate tra Nord e Sud artificiosamente impegnate in grossi interventi di riqualificazione edilizia su 22 condomini in Sicilia e nel Nord Italia. Tutto falso. O meglio: gli immobili riqualificati da altre imprese non erano legati alle 60 società “cartiere”, costituite con il solo scopo di fregare lo Stato.Gli è andata male. Dice De Gennaro: «La tutela delle finanze pubbliche non può essere circoscritta all’accertamento dell’illecito, ma deve fondarsi sulla capacità di prevenire la dispersione delle risorse e di preservare la credibilità degli strumenti di sostegno introdotti dal legislatore. Ogni abuso sottratto al circuito economico implica una duplice tutela: da un lato, delle entrate dello Stato; dall’altro, dei cittadini e delle imprese che operano nel pieno rispetto delle regole. In questo specifico settore, l’efficacia dell’azione della Guardia di Finanza si misura, più che mai, non soltanto nei valori economici recuperati o salvaguardati, ma nella capacità di coniugare analisi, innovazione investigativa e cooperazione istituzionale, affinché le agevolazioni fiscali continuino a perseguire la loro autentica finalità di favorire la crescita e lo sviluppo, senza trasformarsi in occasione di illecito arricchimento».La Finanza protegge il lavoro, le sue diverse declinazioni e ne deve arginare gli abusi: impiego in nero o irregolare; appalti di servizi con imprese che provvedono formalmente ad assumere e poi non pagano le tasse; intermediazione illecita, conosciuta come sfruttamento del lavoro, ovvero caporalato.In un anno e mezzo circa, la Gdf ha scoperto 16.983 lavoratori in nero e 30.524 lavoratori irregolari. La manodopera “esternalizzata” ha prodotto 1.193 denunciati (di cui 10 arresti) e sequestri di circa 192 milioni di euro. E il caporalato, che non si ferma all’agricoltura, a suo carico ha 203 denunciati.Ad aprile nel Bresciano, in collaborazione con l’ispettorato nazionale del lavoro, la Gdf ha scovato un’organizzazione criminale di indiani che favoriva l’immigrazione clandestina per lo sfruttamento di connazionali in aziende agricole di Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi. I tre indiani, alle spalle dei martoriati connazionali, avevano accumulato profitti per 19 milioni di euro.Non è questione di soldi o di numeri, spiega De Gennaro: «Il contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento della manodopera non significa soltanto tutelare i diritti dei lavoratori, ma vuol dire preservare uno dei presupposti essenziali di un’economia sana: il rispetto delle regole. Laddove il lavoro diventa strumento di illecito profitto, risultano compromessi la leale concorrenza, la sostenibilità del sistema previdenziale e la stessa coesione sociale. In tale prospettiva, l’azione della Guardia di Finanza assume un valore che va oltre la repressione delle singole violazioni, poiché mira a ricondurre nell’alveo della legalità interi contesti economici, sottraendo alle organizzazioni criminali i vantaggi patrimoniali derivanti dallo sfruttamento e restituendo certezza ai rapporti tra imprese, lavoratori e Stato».La società americana Chainalysis ha stimato in 154 miliardi di dollari, con un incremento del 162 per cento in un anno, le attività illecite con le criptovalute. In Italia la Gdf ha effettuato sequestri per 114 milioni di euro, e il bottino è quasi raddoppiato. Le criptovalute sono un connubio fra tradizione e tecnologia: la necessità rimane quella di riciclare denaro sporco, lo strumento è cambiato. Il rischio deriva dai sistemi bancari paralleli che servono a trasferire ingenti capitali frutto di traffico di droga o di frodi fiscali. E poi ci sono gli iban virtuali, più indirizzi bancari collegati a un unico conto. Ovviamente il rischio aumenta con le operazioni attraverso portafogli digitali non registrati né controllati.Per fortuna i governi si stanno adeguando. Una direttiva europea, a dicembre recepita in Italia, agevola gli investigatori perché introduce degli obblighi di comunicazione e l’identificazione dei clienti. «Le criptovalute rappresentano una delle sfide più complesse che oggi ci troviamo ad affrontare», ammette De Gennaro. «Le organizzazioni criminali affiancano sempre più spesso alle modalità tradizionali nuove tecniche digitali, sfruttando la rapidità delle transazioni e la dimensione globale dei mercati. È una realtà che richiede competenze altamente specialistiche e per questo la Guardia di Finanza investe costantemente nella formazione del personale, nelle tecnologie investigative e nella cooperazione internazionale, con un obiettivo preciso: fare in modo che l’innovazione – conclude – resti un’opportunità e non diventi uno spazio di impunità per chi sceglie di operare fuori dalle regole».
"Come la Gdf combatte chi trucca l'economia italiana", parla il comandante generale De Gennaro
Non soltanto evasione: dai bonus ai fondi del Pnrr fino al lavoro nero e alle criptovalute. Compiti e nuove sfide della Guardia di Finanza che, dopo tre anni e











