Pubblicato il: 25/06/2026 – 1:20
di Giorgio Curcio
MILANO Una lista di nomi da cui dipende, in buona parte, il peso dell’istruttoria del processo “Hydra” nato dalla maxi inchiesta della Distrettuale antimafia di Milano. Dentro ci sono tutti: collaboratori di giustizia, coimputati in procedimento connesso, persone informate sui fatti, parti offese, funzionari pubblici, imprenditori e soggetti chiamati a riferire sui singoli reati fine. Ma soprattutto i pentiti e gli imputati che, secondo la Dda di Milano, dovranno ricostruire dall’interno l’origine, la struttura e l’operatività della presunta associazione mafiosa al centro del maxi processo milanese. Sarà il Tribunale di Milano, nella prossima udienza del 2 luglio, a decidere se ammettere o meno i testi indicati dalla Procura. Un passaggio processuale decisivo, perché dall’ammissione delle prove testimoniali dipenderà una parte importante del calendario e del perimetro dell’istruttoria dibattimentale.
I collaboratori e il “sistema mafioso lombardo”
Il primo nome della lista è quello di Emanuele De Castro, collaboratore di giustizia indicato dalla Procura come soggetto chiamato a riferire sulle origini, sulla struttura, sui componenti e sulle attività della Locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, nonché sui rapporti con Vincenzo Rispoli, Massimo Rosi e Gaetano Cantarella. Proprio il Locale di Legnano-Lonate Pozzolo è uno dei punti attorno ai quali ruota una parte significativa della ricostruzione accusatoria e la Dda vuole portare in aula chi, secondo l’impostazione del Pubblico ministero, può spiegare non soltanto singoli episodi, ma il contesto mafioso nel quale quei fatti sarebbero maturati. Nella stessa sezione compaiono altri collaboratori di giustizia: Antonino Fiume, nato a Reggio Calabria; Antonino Cuzzola, nato a Reggio Calabria; Salvatore Pace, nato a Petilia Policastro; Vittorio Foschini, nato a Crotone; Salvatore Annacondia, nato a Trani. Secondo la richiesta della Procura, dovranno riferire sull’esistenza del «sistema mafioso lombardo». L’intento dell’accusa, quindi, è cercare di dimostrare, nel contraddittorio del dibattimento, se in Lombardia fosse operativa una rete mafiosa capace di tenere insieme componenti diverse, rapporti criminali, interessi economici e capacità di intimidazione.







