Il progetto di costruzione di un resort di lusso lungo la costa albanese da parte di Jared Kushner, genero di Donald Trump, e altri investitori è parte di una storia più ampia. Da oltre un decennio organizzazioni ambientaliste e comunità locali lottano per difendere le aree naturali dell’Albania dai progetti di sviluppo turistico che rischiano di causare danni ambientali irreversibili.
L’area naturale minacciata oggi delle mire edilizie a cinque stelle fa già i conti con un’altra opera voluta per far crescere il turismo nel Paese: il nuovo aeroporto di Valona. «La costruzione dell’aeroporto è il precedente che ha aperto la strada all’urbanizzazione della zona», dice Olsi Nika, biologo e direttore della Ong ambientalista EcoAlbania, co-vincitore nel 2025 del Goldman Environmental Prize per il suo impegno nella protezione del fiume Vjosa, l’ultimo fiume selvaggio d’Europa.
UN BUCO AL CENTRO DI UN’AREA PROTETTA. La costruzione dell’aeroporto di Valona è uno dei progetti infrastrutturali più controversi sviluppati negli ultimi anni in Albania. Siamo all’interno del Paesaggio Protetto Pishë Poro-Narta e l’aeroporto, quasi pronto, sorge fra la laguna di Narta e il delta del fiume Vjosa. La sua superficie è stata rimossa dai confini dell’area protetta. «È un buco all’interno dell’area protetta», dice Ermelinda Mahmutaj, biologa ricercatrice presso l’Università di Tirana e direttrice della Ong ambientalista Eden. Come spiega Mahmutaj, il nuovo aeroporto sorge sulla stessa area dove un tempo era presente un piccolo eliporto militare, poi abbandonato. Adesso, però, è trasformato in aeroporto internazionale, con lunghe piste di atterraggio e infrastrutture di collegamento. Secondo le previsioni, lo scalo aereo di Valona dovrebbe gestire oltre due milioni di arrivi ogni anno. «La presenza dell’aeroporto interrompe lo sviluppo di un mosaico naturale importante e blocca la rigenerazione naturale di specie vegetali e habitat importanti», continua Mahmutaj.








