Buonasera. Le conseguenze del disastro della centrale nucleare di Chernobyl in Unione Sovietica concentrano quasi totalmente l’attenzione del mondo». Così il giornalista del Tg1 Pierluigi Camilli iniziava a riferire al pubblico italiano le prime notizie sull’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986.

A 40 anni dall’incidente considerato il più grave nella storia dell’energia nucleare, la storica edizione del telegiornale è parte della mostra Cheronbyl 1986, «Disastro, abbandono e rinascita», al Museo di storia naturale di Milano fino al 20 settembre. Inaugurata in un momento in cui il disegno di legge delega sul nucleare è in discussione al Senato, la rassegna torna sui luoghi della catastrofe a partire dal lavoro condotto sul campo dal professore di tossicologia ambientale della California State University, Andrea Bonisoli Alquati, curatore insieme ai conservatori dello stesso Museo, Giorgio Chiozzi e Fabrizio Vergani.

«SENZA DARE PER SCONTATO che tutti li conoscano, siamo partiti dagli eventi storici legati a questa catastrofe e dalla loro ripercussione a livello europeo», spiega Chiozzi. Nella prima parte del percorso espositivo alcuni pannelli introducono al concetto di radioattività e ai maggiori scienziati che la studiarono, da Marie Curie a Enrico Fermi.