Quando Ermanna Montanari ha portato per la prima volta su una scena Lus, quel poema in lingua romagnola che Nevio Spadoni aveva scritto per lei, era il 1995, la storia raccontava di Belda una guaritrice vissuta nelle campagne intorno a Ravenna agli inizi del novecento, per tutti era una strega, l’avevano cacciata dal villaggio e la coprivano di insulti. Ma lei conosceva le erbe, ne sapeva le doti e i pericoli, e come usarle per combattere i malanni, così la notte quelli che sputavano in terra al suo passaggio correvano a cercarla per farsi curare. Quando però il prete del paese fece dissotterrare la madre dal cimitero perché era una prostituta, Belda gli lanciò un maleficio che lo uccise. Odio, cattiveria, l’ipocrisia di chiesa e società. «Sfregatevi gli occhi prima di diventare ciechi» invoca la donna alla luce col suono potente della lingua romagnola.. E poi?
Lus torna in una nuova versione oggi e domani, nell’ambito del Ravenna festival, coproduzione Ravenna Festival, Albe / Ravenna Teatro – e il 24 luglio a Lecce, Teatro dei Luoghi-Teatro Koreja. Non è la prima volta che Ermanna Montanari ritrova questo testo, è già accaduto nel 2015, allora la «Luce» ha preso la forma di una performance-concerto immersa nel bianco, con la collaborazione di due magnifici musicisti quali Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato, e prima ancora c’erano stati altri passaggi come quello davanti agli asinelli. «L’idea l’aveva avuta Gianni Celati dopo aver visto il primo Lus. Mi aveva subito detto che quei suoni non erano per orecchie umane e che avrei dovuto farlo davanti agli asini. Così è stato. Eravamo in una cascina, gli asini ruminavano ma per Celati era la restituzione vocale ai miei suoni, soltanto quelle creature con le loro orecchie lunghe potevano essere in grado di cogliere in senso di un ascolto interiore» racconta Ermanna.








