Elsa Morante (Roma, 1912-1985) è stata la strega della letteratura italiana del Novecento, dove per «strega» intendo un’autrice libera, potente, capace di dare vita a un immaginario narrativo e poetico profondamente ricco, perturbante e radicalmente originale. Cesare Garboli, il suo maggiore critico, e curatore insieme a Carlo Cecchi delle Opere nei «Meridiani» Mondadori, dirà che Morante, «letterariamente, non si sa da dove venga», e che la sua scrittura «non lascia intravedere modelli». Nei suoi romanzi, che sono quattro, e che si aggiungono a una copiosa produzione di poesie, racconti e saggi brevi, impasta strutture ottocentesche di grandi feuilleton, resoconti cronachistici, favole e archetipi del mito; mescola linguaggio aulico e volgare nel calderone magmatico della sua creatività di fattucchiera immersa in un «gioco segreto», nella sua stanza popolata di gatti e fantasmi, che farà di lei la più ribelle voce della narrativa del secolo scorso. Ribelle rispetto ai canoni, alle mode, alle scuole, alle ideologie.
Elsa Morante: la lezione di Silvia Avallone | Le lezioni del Corriere
La "strega" della letteratura italiana del '900: autrice libera, potente, capace di dare vita a un immaginario narrativo e poetico profondamente ricco, perturbante e radicalmente originale. Perché leggerla oggi è quanto mai attuale e urgente.






